Un altro attacco agli italiani in Afghanistan e improvvisamente ci ricordiamo che laggiù c’è una guerra. Morte e disperazione. Già, ma al ministro-camerata della Difesa, Ignazio La Russa, piace un sacco giocare con i soldatini. Tanto che ai “valori delle armi e della guerra” dovrebbero riavvicinarsi i giovani italiani, secondo il suo progetto di “mini naja” – tre settimane in divisa tra passo dell’oca e saluti militari – al modico costo di 19,3 milioni di euro per le casse dello Stato (come approvato in un emendamento alla Manovra tremontiana dalla commissione bilancio del Senato). I sindacati di polizia non hanno creduto alle loro orecchie, in tempi di ristrettezze economiche che non permettono neppure l’acquisto di divise nuove, mentre molti diplomatici e prefetti hanno bollato questo progetto da Ventennio come “pittoresco e inutile”.

Anche perché il presidente della Consulta del ben più utile Servizio civile nazionale, Licio Palazzini, in una lettera al presidente della Repubblica, al premier e ai presidenti delle Camere, ha denunciato “la grave situazione in cui versa il Servizio civile nazionale”, per il quale i finanziamenti sono calati dai 270 milioni del 2008 ai 125 del 2011.

Pubblichiamo il testo della lettera datata 29 aprile 2010:

Attraverso questa lettera la Consulta Nazionale per il Servizio Civile, organismo permanente di consultazione, riferimento e confronto per l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, previsto dall’articolo 10 della legge 230 dell’8 Luglio 1998, intende richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla grave situazione in cui versa il Servizio Civile Nazionale.

Il nostro Paese, apripista nell’Unione Europea, si è dotato con la legge 64 del Marzo 2001 di una istituzione, il Servizio Civile Nazionale, rivolto a giovani italiani, donne e uomini, fra i 18 e i 28 anni, che su base volontaria chiedono di partecipare a progetti annuali.

Attraverso le concrete e efficaci attività progettuali essi accrescono le loro capacità pratiche, le conoscenze del territorio e acquisiscono, quale che sia il settore di attività, valori e strumenti di partecipazione civica e di consapevolezza che la pace e la difesa della Patria si realizzano anche, come dicono la Corte Costituzionale e la stessa legge 64/2001, con attività civili e nonviolente. Il Servizio Civile Nazionale, in questa accezione, è un bene del Paese e gli indicatori messi in campo, i controlli effettuati dalle istituzioni pubbliche e i rapporti annuali presentati da alcune organizzazioni, dicono che questi obiettivi sono in parte rilevante realizzati.

Il nostro Paese ha di fronte a sé alcune sfide che segneranno la nostra vita e soprattutto quella dei nostri figli e nipoti:

– far diventare l’Italia un paese che valorizza i giovani, investendo sulla loro educazione civica e la loro formazione pratica, per renderli persone autorevoli, non autoritarie;

– far diventare l’Italia ancora di più di quanto lo è oggi un Paese operatore di Pace, consapevoli che la pace e la guerra, il benessere e la povertà, la giustizia e l’esclusione, la sicurezza e la sopraffazione non hanno i soli confini fra gli Stati, ma attraversano le comunità locali e i popoli;

– far diventare l’Italia un Paese che costruisce la giustizia sociale con istituzioni pubbliche autorevoli, che valorizzano gli impieghi delle tasse dei cittadini e con un terzo settore partner per le politiche di legalità, socialità e inclusione, condizioni essenziali per lo sviluppo economico.

In questo futuro si iscrive il Servizio Civile Nazionale, su base volontaria, che vogliamo rivolto a tutti i giovani cittadini che vivono stabilmente nel nostro Paese o che da altri Paesi vogliono partecipare, in condizioni di reciprocità.

Un Servizio Civile Nazionale che mette al centro delle attenzioni e degli obiettivi la crescita dei valori e delle capacità dei giovani, facendo le organizzazioni strumento di questa strategia educativa, attraverso concreti progetti di efficace intervento sociale.

Quindi un Servizio Civile Nazionale che abbia come finalità l’adempimento da parte dei giovani del diritto/dovere di promuovere la pace difendendo in modo nonviolento il nostro Paese e del diritto/dovere di partecipare consapevolmente alla vita pubblica, facendo della cittadinanza un’esperienza effettiva.

Invece stiamo assistendo al veloce smantellamento di questo bene del Paese. Le risorse statali sono calate da quasi 270 milioni di euro del 2008 a 170 milioni nel 2010 e precipiteranno a 125 milioni nel 2011. I giovani avviati al servizio sono passati da 43.416 del 2007 a 27.856 nel 2009 e per il 2010 si prevede, sulla base delle risorse finanziarie disponibili, di avviarne, in relazione ai progetti presentati nel 2010, solo 18.459.

In tal modo il Servizio Civile Nazionale rischia sempre più di essere un privilegio di pochi invece che una opportunità a cui tutti i giovani, inclusi i più svantaggiati, possono accedere.

Siamo consapevoli, perchè operatori nelle istituzioni pubbliche, responsabili nelle organizzazione del privato sociale, rappresentanti dei giovani in servizio civile, della crisi che vive il nostro Paese, delle difficoltà di bilancio, dei vincoli comunitari da rispettare, ma non possiamo fingere di non vedere che le risorse pubbliche per le priorità che il Governo ritiene di soddisfare sono sempre puntualmente reperite e allocate.

Ci rivolgiamo a voi perché sia arrestata e invertita questa scelta di lasciar morire una esperienza di cittadinanza, di responsabilità dei giovani, di servizio al Paese che si è rivelata importante e promettente, attraverso uno stanziamento straordinario per l’anno 2010 che permetta di riconfermare per l’anno in corso almeno i livelli di avvio al servizio del 2009 e perché nella programmazione finanziaria dei prossimi anni si stanzino risorse, già a partire dal 2011, che stabilizzino la dimensione minima di questo istituto a 40.000 giovani, che sono comunque meno del 10% dei giovani potenzialmente interessabili.

E’ davvero triste dover constatare che mentre in Francia ci studiano, ci copiano e si danno l’obiettivo di far accedere il 10% dei giovani a forme di servizio simili a quella già da noi sperimentata con successo, da noi si facciano i passi del gambero nella rassegnata indifferenza di molti.

Accanto alla questione dei finanziamenti statali richiamiamo la necessità che in Parlamento, nello specifico nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, si avvii l’esame e la discussione della proposta del Governo (AS 1995) di aggiornamento della legislazione in materia, superando lo stallo attuale in una rinnovata prassi di dialogo fra Governo, gruppi parlamentari, istituzioni regionali e locali e forze sociali per arrivare a un più efficace e condiviso assetto alle relazioni fra le istituzioni statali e quelle regionali, in un quadro culturale e giuridico di servizio civile nazionale come strumento di difesa non armata e nonviolenta della Patria, che mette al centro gli obiettivi educativi e formativi rivolti ai giovani che lo svolgono.

Ringraziando per l’attenzione prestata e per l’interessamento si augurano cordiali saluti

Licio Palazzini, presidente Consulta per il Servizio Civile Nazionale