Sarò anche una di quelle anime belle che cadono dal pero quando scoprono che il vicino di casa evade le tasse, eppure devo sinceramente dire che ci sono rimasto male quando ieri sera, al termine della mia giornata di sciopero (sofferta, discussa e infine ingoiata come unica cosa da fare tutti assieme) ho sentito per telefono un amico, anch’egli giornalista, e ci siamo raccontati le rispettive giornate.

Molto incazzato (e gli ingenui sono già due) il mio collega mi racconta che nel giornale dove lavora hanno fatto tutti sciopero. Bene, dico, del resto che senso aveva che qualcuno andasse a lavorare? Stop, non è questo il punto. E qual è, faccio io? Il punto è che di tutti quelli che non si sono presentati al lavoro, solo due si erano messi in sciopero (e quindi privati di una giornata di reddito). Gli altri, una quindicina, erano “di corta”.

Il lettore non è tenuto a saperlo: la corta è il riposo infrasettimanale cui ha diritto il giornalista assunto con contratto nazionale, uno dei due giorni di pausa, assieme alla domenica, del giornalista. Ovviamente il godimento del diritto non fa perdere reddito.

Proviamo ad allargare il quadro: fuori dalle redazioni ci sono migliaia di precari che vengono pagati una miseria (mi hanno raccontato di un formidabile euroequarantalordi al pezzo… robe di Sicilia), dentro le redazioni vivono (bivaccano, abusivamente, secondo il sindacato) collaboratori che sperano almeno di non rimetterci i soldi delle telefonate (altrimenti il saldo di ogni articolo diventa un passivo per la gloria) e questi che fanno? Non rinunciano nemmeno ai 70 euro di una giornata che – sbandierata ai quattro venti – è la nostra, di tutti noi, battaglia di libertà.

Nessuno dice che le persone non possano andare al mare, stare con i figli o con le mogli/compagne e via di seguito, ma minare alla base non dico la riuscita, ma la credibilità, prima di tutto interna alla categoria, di una protesta fondamentale per la vita pubblica del Paese, è sciocco, arido. E’ un sotterfugio da quattro soldi, piccolo e meschino.

Perché poi arrivano i crumiri, quelli veri, a farti vedere che i probi scioperanti tanto probi non sono. Che sono dei piccoli profittatori e forse sono peggio di loro, i crumiri, che almeno hanno il coraggio delle loro (in)azioni. E tu che gli dici a quel punto?