Lungo la riva del fiume, Roma, un momento qualsiasi. A metà giugno, ci era stato anticipato che questi erano i Mondiali della fine della Vecchia Europa e dell’avvento dell’America latina, come se gli insuccessi di squadre vecchie sfatte nel fisico e nel morale – l’Italia e la Francia, finaliste 2006 ancorate alla loro immagine – fossero una sorpresa e come se la brillantezza di Argentina e Brasile fosse una novità.

Dopo il 20 giugno, ci era stato sentenziato che questi erano i Mondiali dell’America latina: sei squadre negli ottavi, tutte; quasi la certezza – poi confermatasi – di averne quattro nei quarti, mentre delle sei europee, tutte impegnate in scontri diretti, ne potevano andare avanti al massimo tre. Giunti ai quarti, ecco il vaticinio di chi legge le interiora dello Jabulani: avremmo forse avuto semifinali tutte latino-americane, per la prima volta nella storia dei Mondiali, a conferma del fatto che, fuori dall’Europa, l’Europa s’affloscia, mentre le sudamericane sono imbattibili sul loro continente e capaci di conquista, almeno il Brasile, corsaro in Svezia nel 1958 e in Giappone nel 2002. Sta andando a finire come sapete: che stiamo qui ad aspettare una finale tutta europea, la seconda consecutiva e per di più ‘fuori Europa’.

E, allora, come la mettiamo con tutte le lezioni di geo-calcio che ci sono state impartite cammin facendo?, dove stanno tutti i maestri dimentichi che la palla è rotonda? L’importante è non andare a rileggere le puntate precedenti… Oddio, sarebbe pure importante fare più cronaca e meno chiacchiere, ma con gli esempi che ci sono in giro come si fa…E, allora, me ne sto lungo la riva del fiume, che porta al mare le scorie dei Mondiali: l’orrido – come uomo – Maradona, l’orribile – come giocatore – Felipe Melo, quel ragazzo un po’ smarrito di Muslera scoperto portiere una notte che gli tirarono addosso due rigori…Forza Europa, questa volta (ri)vinci tu: per la prima volta, due titoli consecutivi dal doppio azzurro ’34 e ’38 di Vittorio Pozzo.