Qui Milano. La prossima primavera si voterà per le elezioni comunali. Dal 1993 sotto la Madonnina vince la destra più sguaiata e affarista d’Europa: leghisti, berlusconisti, post-fascisti. E prima c’erano i craxisti. Niente è stato risparmiato a questa città, e si vede. Forte dei denari del marito petroliere, Lady Moratti ambisce a un secondo mandato, ma nel suo campo molti vorrebbero farle le scarpe. Dall’altra parte non si muove una bava di vento, in questi anni non sono emersi né un progetto né una leadership in grado di aprire un varco nella mediocrità imperante.

In siffatto contesto, l’unica scelta sensata per non arrivare all’appuntamento elettorale per l’ennesima volta con la sconfitta in tasca, sembra quella di fissare un’elezione primaria aperta di coalizione entro l’autunno per la scelta del candidato sindaco, con regole chiare: tutti i cittadini possono votare, con un tot di firme autentiche si può proporre un candidato, i contendenti devono correre con pari visibilità e budget, chi perde s’impegna a sostenere lealmente chi vince, il programma elettorale definitivo si scrive in modo partecipato, assieme a comitati e movimenti.

In questo modo, forse, si potrebbe ancora dar vita a un progetto in grado di stimolare un attivismo di base, convincere al voto gli astenuti e magari spostare il voto di qualche deluso. A sostegno di questa idea, per la quale dentro i partiti si sono già pronunciate numerose e autorevoli voci, assieme a movimenti e associazioni proveremo a unire uno schieramento ampio. Sarebbe il caso che la parte più vigile della base del Pd intanto facesse sentire la propria voce, per chiedere ai vertici una risposta chiara prima della pausa d’agosto. L’autunno è alle porte.