Alla fine è arrivato il contentino, ovvero l’ennesima retromarcia. Dopo una intera giornata di protesta, con scontri, cariche della polizia e feriti, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, d’intesa con il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha annunciato che il recupero dei tributi e dei contributi non versati per effetto della sospensione disposta a causa del terremoto che ha colpito la provincia dell’Aquila nell’aprile 2009, sara’ effettuato in 120 rate mensili a decorrere dal gennaio 2011.

Il governo, ha annunciato Letta,  presenterà in aula al Senato un apposito emendamento al decreto legge sulla manovra, per ripartire il pagamento su 10 anni anziche’ su 5, come attualmente dispone la norma approvata in Commissione. Nella tarda mattinata, una delegazione del corteo – tra cui il sindaco Cialente e l’ex-presidente della Provincia, Pezzopane – era stata ricevuta dal presidente del Senato Schifani. “Dal primo luglio – aveva sottolineato  il sindaco all’uscita dall’incontro – abbiamo ripreso a pagare le tasse. Ma lo spettro più grande è un altro: dal primo gennaio ripagheremo 14 mensilità di tasse con il recupero di quelle non pagate, il che vuol dire che per ogni 1000 euro ci sono 200 euro di tasse aggiuntive. Le casse sono vuote, e dico della cassa per pagare l’emergenza come vice commissario. Per i 32 mila sfollati che ancora alloggiano negli alberghi, c’è una spesa fra i 15 e i 20 milioni al mese, che naturalmente non posso pagare. Senza trascurare che la manovra finanziaria all’esame della Commsisione Bilancio ha trascurato del tutto l’emergenza Abruzzo”. Anche il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, a nome dei gruppi dell’opposizione ha avuto un colloquio con esponenti del Governo per chiedere una soluzione al problema delle tasse richieste ai cittadini colpiti dal sisma.

Loro intanto, gli aquilani, hanno vissuto una giornata di passione e di protesta per le strade di Roma. A partire da questa mattina hanno manifestato e occupato gran parte di piazza Venezia e via del Corso per poi spostarsi verso piazza Colonna. Non chiedevano privilegi ma equità e diritti, “un futuro per il territorio aquilano, per il quale serve una legge organica sul dopo terremoto, per la ricostruzione che non è mai partita, una tassa di scopo e fondi certi”.

I manifestanti erano arrivati a piazza Venezia con circa 45 pullman provenienti dal “cratere” dell’Aquila, la zona piu’ colpita dal terremoto. 3000 cittadini, 20 sindaci, slogan contro il Tg1 e contro la stampa in generale, volevano protestare davanti al Parlamento perche’ dal primo luglio hanno ricominciato a pagare le tasse, ha spiegato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha subito capito quanto fosse tesa la situazione.

Inaccessibile tuttavia piazza Montecitorio per la concomitante manifestazione dei disabili, tre blindati di carabinieri e polizia hanno chiuso ermeticamente l’accesso a via del Corso da piazza Venezia. A questo punto un gruppo, un centinaio di persone, ha cercato lo stesso di superare lo sbarramento ed e’ entrato in contatto con le forze di polizia. Da qui sono nate le tensioni maggiori: dopo i primi tafferugli e spintoni la polizia ha infine caricato i manifestanti, e almeno tre persone sono rimaste ferite. Sui tafferugli il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha convocato una riunione urgente al Viminale per capire se vi siano delle responsabilità e di chi negli scontri.

Il grosso dei manifestanti, dopo una prima apertura del cordone della polizia è rimasto a lungo bloccato in via del Corso, mentre un gruppo più piccolo è riuscito a superare le camionette della Polizia per raggiungere piazza Colonna. Tra i manifestanti anche alcuni poliziotti che mostravano cartelloni con la sagoma di un agente colpito da un coltello e una scritta: “L’Aquila pugnalata alle spalle”.

Dopo ripetute tensioni, sul posto è arrivato anche Antonio Di Pietro. Dopo un confronto con il questore il leader dell’Idv ha ottenuto l’autorizzazione perché il corteo, ormai spezzato in tre tronconi, raggiungesse Montecitorio. Un folto gruppo di manifestanti aquilani, però, è tornato verso piazza Venezia. Qui ha forzato un cordone di polizia per arrivare sotto Palazzo Grazioli dove si stava tenendo il vertice con Berlusconi del Pdl. Sotto palazzo Grazioli i manifestanti hanno gridato: ‘Vergogna, vergogna’.