Prima di passare alla notizia del giorno vi invito a immaginare il futuro e a pensare il presente. Pensate a tutto ciò che oggi, con la legge bavaglio, non sapreste. Gli appalti milionari della “cricca”. Il “tesoro” che gli imprenditori e i funzionari pubblici indagati hanno depositato, secondo le ipotesi dell’accusa, tra il Lussemburgo e San Marino. Pensate alla casa pagata, per 900mila euro, a un ex ministro di nome Claudio Scajola, che non è indagato, ma s’è dimesso dicendo di non sapere che, qualcuno, aveva pagato per lui.

Pensate pure che, se mai Scajola dovesse essere indagato, il suo reato, con grandi probabilità, finirebbe comunque in prescrizione. Pensate che la famiglia dell’ex ministro Pietro Lunardi, indagato per corruzione, avrebbe pagato un intero palazzo, nel pieno centro di Roma, alla metà del suo prezzo effettivo.

Pensate che l’ha acquistato dal Vaticano. Pensate che in poche righe gli ex ministri sono già due e aggiungeteci pure un cardinale, Crescenzio Sepe, anch’egli indagato, nello stesso procedimento, per fatti di corruzione legati al palazzetto di Lunardi. Pensate allo scudo fiscale e quella banda di evasori – l’evasione fiscale è ancora un reato – che ha potuto mettere a posto i propri conti pagando una mancia allo Stato. Pensate a chi è in grado di farsi leggi su misura: per non farsi processare. Pensate che è stato abolito il reato di falso in bilancio: favorendo società che operano su cifre miliardarie e – soprattutto – chi le guida.

Pensate che quella stessa persona – che s’è auto–prosciolta, prostrando il Parlamento ai propri voleri – intende riformare la Giustizia perché, così com’è, non funziona: è troppo politicizzata. Pensate alle mafie: governano cifre che valgono una legge finanziaria. Assoggettano al proprio volere, ancora oggi, milioni di persone. Pensate a quante volte, la politica, va a braccetto (a pranzo e a cena) con i mafiosi.

Pensate al disegno di legge sulle intercettazioni, alla polizia giudiziaria che ieri era in piazza e protestava: è convinta che non potrà più indagare come prima. Pensate ai magistrati che saranno sempre più imbrigliati. Pensate ai giornali che saranno sempre più imbavagliati. Pensate a tutto questo. E anche a tutto il resto che può venirvi in mente. Pensateci. E soltanto dopo mettevi nei panni di quattro persone.

La prima. Mettetevi nei panni del quarantenne di Ostuni, provincia di Brindisi, che ieri è finito sotto processo per furto. Quanto ha rubato? 90 centesimi. Li ha sottratti con destrezza da una cabina telefonica, a Bologna, utilizzando “due asticine metalliche”. Per lui inizia il primo grado.

La seconda. Mettetevi nei panni del magistrato che dovrà processarlo vedendo sfilare due testimoni, gli agenti della Polfer, e il legale dell’importante società penalizzata dal furto: Telecom Italia, individuata come persona offesa.

La terza. Mettetevi nei panni del cronista che, con la legge bavaglio, un giorno vi racconterà questa storia, tra le tante che riempiranno la cronaca giudiziaria, e al parapiglia tra colleghi per conquistare lo scoop. Pensate che potrà citare nomi e cognomi: siamo già a processo. La fase delle indagini preliminari è conclusa.

La quarta. Mettetevi nei panni del lettore. Ah, è vero, già ci siete. E allora dimenticate tutto ciò che avete pensato fino a questo momento sulla cricca, sugli ex ministri, sul Vaticano. Dimenticatelo perché, secondo le intenzioni del Governo, non lo sapreste. Ma consolatevi con la notizia del giorno. Sapreste che questo è Paese modello: i giudici processano un tizio che ha rubato 90 centesimi. Per il Tg1, c’è da immaginarlo, sarebbe la notizia d’apertura.