“Un clic al giorno può levare il Regime di torno”, scrive Peter Gomez, lanciando il Fatto online. Un ciak al giorno può levare non solo il Regime di torno, ma pure la noia, aggiungo io.
Primo, perché nel 2009 di film (produzioni interamente italiane e co-produzioni maggioritarie) ne abbiamo sfornati solo 97, e all’appello – più di – qualcuno non ha risposto per la politica culturale “taglia e crepa” di questo governo. Quindi, più film, meno regime.

Secondo, anche un brutto film rimane una bella occasione per discutere, incazzarsi, bearsi, trastullarsi, sì, avete ragione, anche annoiarsi. Comunque, meglio una noia che si guarda, che una che ci riguarda.
Ciak, dunque, per questo blog, che nasce – e cresce, spero – per portare la sala e pure il divano sul web: che film vedere, che film vedere comunque, che film non ci fanno vedere, e – sogno? – che film vorremmo vedere.

Con una istruzione d’uso, che rubo a un amico regista, il Michelangelo Frammartino de Il dono e Le quattro volte, premiato a Cannes: “Il mercato è fatto ormai di spettatori elettori!”. In soldoni, dimmi che, anzi come, guardi, e ti diranno chi votare.  Di che avremmo parlato oggi, se non toccasse alle presentazioni di rito? Di David Fincher, che il 12 novembre porterà nelle nostre sale Facebook con The Social Network e, sul poster, un indizio sibillino: “You don’t get to 500 millions friends without making a few enemies”; del Comando e Controllo, sotto cui la Protezione (in)Civile ha piegato L’Aquila, titolo del doc di Alberto Puliafito di cui scriviamo oggi sul Fatto.

Se con Orson Welles possiamo dirci “pessimisti con speranza”, la moral guidance – no, non è un paradosso – di questo blog sarà Abel Ferrara, la verità di Jean-Luc Godard: “La televisione crea l’oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi”.  Sì, lo stesso Godard che senza riferirsi all’Italia, ci ha detto tanto del nostro oggi: “Per guardare lo schermo cinematografico si alza la testa. Per guardare la televisione la si abbassa”.