Ad Pontem – in latino “al ponte” , “nei pressi del ponte” – c’è scritto sul ponticello che collega la parte bassa del paese al centro storico. Ponte è un centro di 2300 abitanti in provincia di Benevento che da secoli è terra di passaggio fra i due mari, Tirreno e Adriatico, sull’antica via Latina. Al chilometro 56 della statale 372, anche conosciuta come Benevento-Caianello, prendiamo l’uscita di Ponte e subito ci accorgiamo che è un’impresa epica raggiungere il paese. Macchine e clacson impazziti, mezzi pesanti che ostacolano il traffico. Il fango ci si attacca alla macchina come fosse una mitraglietta, restiamo così impallati perché un autoarticolato non trova lo spazio per virare verso il cantiere.
Benvenuti nella Tav Napoli-Bari, la nuova linea dell’alta velocità che accorcerà la distanza fra le due città, da 4 ore attuali a 2. Una linea che non fa discutere come la Tav Torino-Lione, in Val di Susa, presa d’assalto dal Movimento No-Tav. Qui, non esiste un movimento né un comitato di intermediazione fra cittadini e istituzioni.

«Cinque anni fa ci ho visto lontano perché ero certo della notevole affluenza di operai, e ho investito. Oltre ai lavori dell’alta velocità, ci sono quelli per l’acquedotto campano e per il raddoppio della 372, infatti abbiamo avuto dei sopralluoghi dell’Anas in un nostro fabbricato che sarà presto adibito a uffici», dice un imprenditore edile della zona che chiede di parlare in anonimato. In men che non si dica, ha ristrutturato parte del centro storico facendo alloggi turistici: «Ci sono operai che non vogliono dormire nei container del campo base perché sono 2×3 metri e costano alle loro aziende 600 euro al mese, quindi chiedono di stare in appartamento e le aziende li accontentano perché per lo stesso costo conviene di più far dormire tre operai in un appartamento che uno nel container». I container di cui parla il giovane imprenditore sono quelli che compongono il campo base, cioè il centro operativo del consorzio Telese Scarl al confine fra i comuni di Ponte e Torrecuso, che ospita all’incirca mille lavoratori. Telese Scarl è l’appaltatore del lotto Telese-Vitulano, uno degli otto dell’intera tratta che abbiamo battuto in lungo e in largo.
Per l’infrastruttura completa, di 147 chilometri, sono stati investiti 6,8 miliardi di euro, finanziati in parte da risorse del Pnrr e in altra parte dal Fondo sviluppo e coesione e dal ministero dell’Economia e delle finanze. Fra ingegneri, tecnici e operai sono settemila i lavoratori impegnati in quest’opera di Ferrovie dello Stato e Italferr, e realizzata dalle imprese capofila Pizzarotti, Ghella, We Build e Partecipazioni Italia. Il 51% delle imprese subappaltatrici coinvolte nell’opera, circa 340, è del sud Italia. I lavori, cominciati nel 2018, dovrebbero concludersi nel 2026.

“Sono mancato un giorno da casa e quando sono tornato non c’erano più i pali del telefono perché li avevano smontati e portati via”
Basta con i viaggi della speranza
Migliorare la rete ferroviaria esistente era un’azione di dignità che questo territorio attendeva da tanto tempo. Treni sospesi in viaggio e cancellati. Treni regionali in attesa per dare precedenza alle Frecce e agli Italo. Treni bloccati per mucche sui binari o per passaggi a livello non funzionanti. Linee aeree guaste. Questi sono solo alcuni degli imprevisti sulla linea ferroviaria Napoli-Bari, in special modo sulla vecchia linea Napoli-Foggia costruita nel 1862. Da allora è rimasto tutto invariato per 160 anni. Poi c’è l’intenzione di ridurre le emissioni Co2 trasferendo buona parte del trasporto merci dalla gomma al ferro entro il 2050.

«L’obiettivo è quello di incrementare la capacità sia per i treni a lunga percorrenza sia per i regionali e i treni merci. L’aumento dell’accessibilità consiste non solo nel velocizzare la distanza fra i due capoluoghi, ma anche e soprattutto per dare delle stazioni a quei territori che, attualmente, trovandosi lontani da Napoli, sono quasi isolati. E non per forza bisogna pagare un treno ad alta velocità per andare a Napoli, perché un regionale potrà raggiungere una velocità maggiore su un nuovo binario», dice l’ingegnera Daria Pone, Project manager di rete Ferroviaria Italiana. Le prospettive da lei elencate sono super rosee, ma quello che si vede oggi è il forte impatto ambientale che sta vivendo questo entroterra di chiaroscuri romantici.
«Già dal momento in cui si sono insediati si è capito l’andazzo perché sono stati rudi e crudeli. Basta dire che sono mancato un giorno da casa e quando sono tornato non c’erano più i pali del telefono perché li avevano smontati e portati via. Con il telefono ancora attivo e le bollette da pagare. Per ogni passaggio successivo sono stati sprezzanti, forse perché gli ordini dall’alto indicavano di entrare senza pietà». Umberto Meola è un produttore di cornici al quale è stato fatto un esproprio. Lo raggiungiamo percorrendo una strada-cantiere per residenti e dobbiamo stare attenti a non restare in qualche buca. «L’opera è sicuramente essenziale, anche se poi mi dovranno spiegare chi lo prenderà questo treno ad alta velocità per andare a lavoro o a studiare a Napoli se i prezzi comunque saranno molto più elevati di un regionale. Ma poi non è che tu devi fare l’opera e io devo morire, non è che mi passi con un numero infinito di camion sotto il naso senza frenare perché sei un barbaro e devi prenderti una precedenza che non hai».

Ponte non è più un paese, ma una holding di cantieri con lavori in corso. Sotto casa di Umberto passava la via Latina, ulivi e viti creavano una dissolvenza con le pendici del massiccio del Taburno-Camposauro. Adesso, sono le grigie barriere antirumore a farlo. «La situazione è uscita fuori controllo anche perché c’è stato qualche morto a causa della viabilità limitata. Quando si fa un’opera credo che vada prima di tutto creata una viabilità alternativa», continua l’artigiano sottolineando un aspetto fondamentale che sicuramente è stato considerato, ma il territorio non permetteva di fare in altro modo. Se però cominceranno i lavori del raddoppio della statale 372 di cui si parla da trent’anni, Ponte resterà isolato da Benevento, da Napoli e automaticamente dagli altri capoluoghi campani e di fuori regione.
Evviva l’indotto
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Il sindaco Antonello Caporaso, in carica dal maggio 2023, al netto dei disagi sostiene che il cambiamento in atto sia positivo: «È inevitabile che un lavoro di questa portata crei disagi, ma credo che siano molti di più i vantaggi che gli svantaggi. Nel nostro comune si è creato un indotto importante sia in termini di persone che lavorano nei cantieri – solo io ne ho veicolate almeno trenta – sia per le attività commerciali che sono nate». Peccato però che insieme a tutti i vantaggi vi sono anche gli svantaggi di chi decide di prendere in affitto una casa nel paese o nei dintorni. Un monolocale oggi a Ponte costa 450 euro, un appartamento di 100 metri quadrati arriva anche a 800 euro al mese, e dormire per una notte costa fra i 70 e i 100 euro. Un paese per pochi, insomma, e per i lavoratori dell’alta velocità che prima o poi andranno via.
«Molti ne hanno approfittato perché forse hanno pensato “mò passa il treno”, in tutti i sensi», continua Caporaso. «I lavori dell’alta velocità e dell’acquedotto interessano l’80% del nostro territorio e per questo avremo diritto a sette milioni di ristori che ci permetteranno di recuperare i luoghi in stato di abbandono e di realizzare, fra l’altro, un parco cittadino sulla vecchia stazione che sarà dismessa». Viene da chiedersi se quei sette milioni di ristori a lavori finiti basteranno per realizzare progetti che tra qualche anno costeranno di più. Meno entusiasta è il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella, al suo doppio mandato: «Il nostro territorio sta subendo tanto. Alcune famiglie sono rimaste senza acqua sebbene il consorzio abbia sopperito per un periodo, ma gli impianti vanno rifatti. La strada diventa scivolosa quando piove, nonostante le spazzatrici da noi richieste, e durante il periodo estivo le polveri che si creano costringono le persone a chiudersi in casa. Certamente è un’opera che porterà dei benefici, ma sarebbe stato opportuno che queste tre grandi opere non si accavallassero, quantomeno avremmo avuto lavoro per vent’anni risolvendo per un buon periodo i problemi di occupazione in queste aree interne».
«Noi ci siamo esauriti!», dice Franca Borzillo, scenografa disoccupata che vive vicino all’uscita di Ponte. «Il rumore, la polvere, il caos, la maleducazione. Ogni volta che dobbiamo uscire rischiamo la vita. Persino il contenitore della raccolta differenziata, di nostra proprietà, è stato ridotto a un ammasso di lamiere. La galleria passa proprio sotto di noi, poco più in là della casa. Le porte interne, per tutte le vibrazioni, non si chiudono più, la pavimentazione esterna è a forma di dune. I camion sfrecciano sull’uscio di casa a una velocità disumana e almeno una volta a settimana subiamo l’ingorgo del mezzo pesante che non ce la fa a salire e quindi dobbiamo rimandare le uscite». La casa di Franca è divisa in due dalla strada di uno dei cantieri più grandi della zona. Lei e la sua famiglia fanno parte di quel 35 per cento di persone che non ha accettato l’esproprio e che quindi non ha ancora ricevuto l’indennità.

La profezia di Mastella, sindaco di Benevento: “Il Pnrr ha eccitato tanti di noi, ma poi chi si occuperà delle manutenzioni? Ha prodotto un effetto drogato”
Come scavare 18 gallerie
«Gli autocarri e le betoniere che hanno viaggiato quotidianamente – ci fa sapere l’ingegner Daniele Pizzo del consorzio Telese Scarl – sono stati oltre 160 nel periodo di picco, cioè quando erano in fase di scavo ben 18 fronti di galleria contemporaneamente. In totale, considerando anche gli altri lavori e le forniture, i mezzi operanti ogni giorno sono stati circa 200». In un territorio minuscolo si tratta di numeri enormi. L’inesistenza di un comitato cittadino, però, lascia intendere che, in fondo, quest’opera la vogliono quasi tutti, come ci conferma anche il sindaco di Benevento, Clemente Mastella: «La diminuzione della percorrenza fra Napoli e Bari può essere un’occasione storica, non solo per una qualità di vita migliore, ma anche per la ricaduta che avrà sul turismo. Chi viene da fuori è più incoraggiato a raggiungere l’entroterra. Questo però non significa che non bisogna reagire ai danni causati ai cittadini, come infatti, nonostante a Benevento la situazione sia meno complessa della provincia, ho fatto convocare le Ferrovie dalla prefettura, perché avendo già difficoltà con le strade, i mezzi pesanti le stanno devastando oltre a rendere la viabilità pericolosa». Mastella conclude: «Il Pnrr ha eccitato tanti di noi, producendo un effetto drogato, ma bisogna vedere quando i fondi finiranno come sarà il post Pnrr, chi si occuperà della manutenzione».

Staremo a vedere se a opera conclusa quest’area avrà i risultati che gli amministratori sperano o se la Tav resterà solo per pochi, come per pochi è il circolo economico che ha messo in moto in questo periodo. Chi ha trovato lavoro perché c’era bisogno di personale di vario tipo, cosa farà una volta finito tutto? E gli affitti ribasseranno o resteranno quelli della fase speculativa? Probabilmente i pendolari e gli studenti potranno vedere avverato il desiderio del regionale veloce.
