Milioni di debiti sui cui indaga la Corte dei Conti, mediazioni coperte da “segretezza assoluta” ai piani alti del Pirellone per tentare di ripianarli. Ma anche montagne russe per il personale del San Gerardo di Monza, l’ex ospedale e centro di eccellenza pediatrico trasformato in Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) in epoca Moratti, dove il privato la fa da padrone e lo Stato ripiana i debiti, vicenda rivelata da un’inchiesta congiunta tra Il Fatto e L’Espresso. L’ircocervo pubblico-privato nato da una sperimentazione gestionale che nasce sbilanciata nei rapporti di forza tra socio privato e pubblico si rivela anche una gran brutta bestia per il personale che ci lavora e che, trovandosi nel mezzo, ha finito per passare da un contratto pubblico a un’assunzione forzata nel privato, per poi tornare al pubblico con un concorso il cui risultato finale è l’azzeramento dell’anzianità di servizio che lo fa ripiombare nella penalizzazione salariale rispetto agli altri colleghi dalla quale rifugge.

Una spirale perversa che dura da anni e che è ancora in corso, come spiega Susanna Cellari (nella foto), funzionaria della Funzione Pubblica CGIL Brianza – “La Fondazione Mamma Bambino era nata nel 2005 come una sperimentazione tra pubblico e privato che però avrebbe dovuto durare pochi anni, invece la cosa è proseguita per 17 anni, essendo ancora in corso. Come CGIL siamo sempre stati contrari a queste sperimentazioni che creano inesorabilmente disparità di trattamento economico tra personale che opera gomito a gomito svolgendo le medesime funzioni. Il personale coinvolto non è poco, stiamo infatti parlando di circa 280 persone, tra medici e personale non medico. Nel corso degli anni siamo dovuti intervenire più volte con accordi decentrati per il personale medico, introducendo differenziali economici per limitare il divario con i colleghi del pubblico, agendo su molte voci non previste dal contratto privato come l’indennità di vacanza contrattuale, indennità di esclusività, di specificità e di incarico, inoltre abbiamo dovuto sistemare anche l’inquadramento contrattuale del personale non medico”.

Prima dell’avvento dell’IRCCS al San Gerardo di Monza tutte le funzioni del Dipartimento materno infantile nei vari reparti, comprese attività di ricovero e ricerca, erano in capo alla Fondazione Mamma Bambino. Ora sono state assorbite dall’IRCSS, compreso il personale che è stato messo in distacco presso l’IRCCS, le cui buste paga vengono emesse dalla Fondazione e per essere poi rimborsate dall’IRCCS. I piani triennali per coprire il fabbisogno sono stabiliti dalla Regione e c’è un accordo per assorbire anche il personale della Fondazione MB che però deve sostenere un concorso pubblico, l’unica porta di accesso, che in alcuni casi assegna in partenza un punteggio preferenziale a chi ha già prestato servizio presso la Fondazione. I concorsi sono partiti nel 2023 (ginecologi, infermieri, ostetriche e OSS), in questi giorni è stato pubblicato quello per i pediatri e nel 2025 dovrebbe essere fatto quello per i neonatologi.

C’è però un ulteriore paradosso in questa storia, che ribalta il luogo comune del “privato è bello perché paga di più”, infatti il personale medico assunto privatamente in attesa di tornare al pubblico, pur di continuare ad operare in un ambito che aveva contribuito a creare con livelli di eccellenza altissimi, negli anni ha dovuto subire livelli retribuitivi significativamente inferiori rispetto ai colleghi assunti all’IRCCS con contratto pubblico come continua a spiegare Cellari: “Ora che sono costretti a ritornare in regime di contratto pubblico si ritroveranno con azzerata tutta l’anzianità di servizio maturata presso la Fondazione per quanto riguarda l’indennità di esclusività, determinando penalizzazioni economiche di circa 10.000 euro annui per chi ha un’anzianità tra 5 e 15 anni e di circa 15.000 euro annui per coloro che hanno più di 15 anni di anzianità. Come CGIL stiamo intervenendo anche su questa ennesima beffa a danno del personale, abbiamo infatti chiesto ai vertici di regione Lombardia di assumersi la responsabilità delle decisioni prese nell’arco degli anni su questa sperimentazione, trovando una soluzione che consenta di riconoscere a questi medici la corretta anzianità di servizio svolto fino ad ora, mettendoli finalmente al pari dei colleghi dell’IRCCS. Se questo non avvenisse la nostra preoccupazione è che potrebbero perdersi molti di questi professionisti, specializzati in discipline di eccellenza come l’oncoematologia pediatrica, che potrebbero decidere di rivolgersi altrove, peraltro senza grossi problemi vista la carenza di pediatri su tutto il territorio nazionale, stanchi di questa continua penalizzazione e questo determinerebbe un grosso danno per tutta la sanità brianzola”.

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