Un corso obbligatorio su “buone pratiche di ufficio” contro le molestie sul luogo di lavoro. Provvedimenti in caso di mancata partecipazione? Nessuno. Così gli eurodeputati, tra gli altri, di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno avuto un ruolo determinante nel bloccare l’introduzione di sanzioni nei confronti dei colleghi che non completano entro sei mesi dall’inizio del proprio mandato il corso per prevenire situazioni di molestie psicofisiche sul luogo di lavoro. Anche se la riforma approvata mercoledì dal Parlamento europeo ribadisce la sua obbligatorietà, chi non vi partecipa non rischierà niente. In pratica coloro che non rispetteranno tale obbligo non subiranno conseguenze.

Di fatto, il testo approvato non modifica in alcun modo la situazione attuale: il momento di formazione in merito è già previsto per gli eurodeputati ed è però di natura volontaria. Il gruppo dei Conservatori europei, di cui fa parte il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha dichiarato in un comunicato stampa che “la formazione obbligatoria limita in modo indebito e sproporzionato l’autonomia e il libero esercizio dei mandati dei deputati”. Ma un’opinione legale del Parlamento europeo del 18 novembre 2021, che Ilfattoquotidiano.it ha potuto analizzare, afferma invece che l’obbligatorietà del corso non compromette la libertà di mandato. In particolare, spiega il testo giuridico, non pone ostacoli agli eurodeputati di esprimere le proprie posizioni politiche nei dibattiti parlamentari, nelle votazioni e non intacca la loro capacità di svolgere i propri ruoli come membri eletti.

Alla fine, gli eurodeputati di Fratelli d’Italia hanno votato contro l’emendamento ma poi si sono astenuti al voto finale su tutto il testo. Forza Italia si é espressa contro l’emendamento poiché considera le sanzioni sproporzionate, votando compatta con tutto il gruppo di centro destra del Partito Popolare europeo. Quest’ultimo, però, ha poi votato a favore di tutto il testo. Simile è la posizione della Lega, la quale non si mostra contro il corso di per sé, riferisce un portavoce, ma contro la “sproporzionalità” delle sanzioni. Gli eurodeputati hanno votato contro l’emendamento e si sono poi astenuti nel voto finale sul testo.

Le disposizioni recentemente proposte avrebbero imposto restrizioni sulle eleggibilità per ricoprire cariche all’interno del Parlamento europeo, quali la presidenza, la guida di una commissione parlamentare, o il ruolo di relatore, ovvero la persona incaricata di gestire un testo legislativo a nome del Parlamento europeo. Inoltre, sarebbero state limitate o sospese le possibilità di partecipare a delegazioni ufficiali e a negoziati tra diverse istituzioni.

Questo tentativo di riforma segue diversi casi trapelati sui giornali di molestie psicofisiche di eurodeputati nei confronti dei propri assistenti. Il Parlamento europeo, per volere della presidenza guidata dalla maltese Roberta Metsola e l’organo amministrativo del Parlamento europeo (chiamato ‘bureau’), ha iniziato a introdurre nuove misure interne per prevenire tali eventi. A luglio dello scorso anno, l’Eurocamera ha già approvato delle nuove misure, come la creazione di un “servizio di mediazione” per prevenire la degenerazione di situazioni all’interno dell’ambiente lavorativo.

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