Un convegno sulle armi per dire che i settori di aerospazio e difesa danno un “significativo contributo economico”, tanto a livello europeo quanto a livello italiano. Protagonista del dibattito – organizzato da Pwc – il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, in compagnia del ministro Guido Crosetto, passato dalla presidenza della AIAD (la Confindustria del reparto bellico italiano) alla Difesa e il presidente e ad della Fabbrica D’Armi Pietro Beretta, Franco Gussalli Beretta. L’incontro, trasmesso sulla pagina online di Repubblica alle 16, è stato rimosso. Due ore dopo, infatti, collegandosi al link che rimanda al convegno (“Il ruolo della ricerca militare nello sviluppo economico italiano”) compare una schermata vuota con la scritta “Ops, pagina non trovata. Sembra che quello che stai cercando sia stato spostato, non è più disponibile o non è mai esistito”. In pratica la diretta è stata rimossa.

La ragione è che il comitato di redazione (cdr) ha protestato duramente, prendendo le distanze dall’iniziativa editoriale – e di marketing – del gruppo Gedi, promossa da Repubblica, La Stampa e Huffington post. “Abbiamo fatto presente sia all’azienda che alla direzione il nostro profondo disagio di fronte a un evento di questo tipo – hanno scritto in una nota – sia per un chiaro pericolo di commistione tra giornalismo e interessi commerciali (“l’investimento nel comparto della difesa non solo rappresenta una priorità per la sicurezza, ma ha anche un impatto significativo sulla transizione green e digitale”, è scritto nella presentazione dell’incontro sul nostro sito: si tratta di giornalismo o pubblicità?), sia per ragioni legate all’identità del nostro giornale, cioè un quotidiano della sinistra legato ai valori della nostra Costituzione, una carta fondativa che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti”.

Con un po’ di sorpresa, l’azienda ha fatto un passo indietro: “Ci è stato detto – continua la nota del cdr – che non era al corrente di questa iniziativa e ha convenuto con noi che si è trattato di un errore, di una leggerezza della concessionaria di pubblicità. Nel farlo, è stato posto il tema della necessità di un maggior controllo editoriale”. Il cdr ha chiesto la rimozione del redazionale, descritto come “indistinguibile dai contenuti di natura pubblicitaria”. La vicenda – quanto meno disagevole per i giornalisti e le giornaliste di Repubblica – si inserisce ad appena dieci giorni di distanza dalla sfiducia votata a larga maggioranza dalla redazione nei confronti di Molinari. La mozione era stata proposta dopo che 100mila copie di Affari&Finanza – l’inserto economico del giornale – erano state mandate al macero per l’articolo di apertura che trattava i legami industriali tra Italia e Francia (e dunque Stellantis) e che ai vertici del giornale – o all’editore – non era piaciuto. Crosetto, peraltro, lo scorso 6 novembre aveva presentato il libro di Molinari, Mediterraneo conteso, a Roma.

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