Un nuova inchiesta giudiziaria piomba sulla Puglia e sul governatore Michele Emiliano. L’ex assessore della Regione Puglia Alfonso Pisicchio, considerato un fedelissimo del presidente, e suo fratello Enzo Pisicchio, sono finiti agli domiciliari nell’ambito di una inchiesta della Procura di Bari che arriva dopo le due indagini che hanno innescato un terremoto anche politico a livello nazionale. Poco meno di una settimana fa l’assessora Anita Maurodinoia si era dimessa perché indagata dagli inquirenti per voto di scambio. E a febbraio un’altra indagine aveva portato nel registro degli indagati 130 persone.

I reati – Mercoledì pomeriggio i nuovi arresti. I reati contestati, a vario titolo, all’ex assessore regionale e altre cinque persone (una in carcere, quattro agli arresti domiciliari, due sono destinatarie del divieto di esercitare le attività professionali per 12 mesi) sono, tra l’altro, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti. La Guardia di finanza ha eseguito il sequestro dei beni per un valore complessivo di circa 800.000 euro. I reati contestati coprono un arco temporale che va dal 2016 al 2020.

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari riguarda tre presunti appalti truccati. In carcere è finito il broker Cosimo Napoletano di 58 anni, di Monopoli. Agli arresti domiciliari, oltre i fratelli Pisicchio, si trovano Francesco Catanese, 59 anni, di Bari, e l’imprenditore Giovanni Riefoli, originario di Barletta ma residente a Bari, di 58 anni. L’interdizione dalla attività professionale per un anno riguarda invece Vincenzo Iannuzzi e Grazia Palmitessa. Altre misure sono state respinte in assenza di attualità. Sono 15 in tutto gli indagati.

Il finanziamento illecito, la corruzione, la turbata liberà degli incanti – Secondo l’accusa i due fratelli e il partito Iniziativa democratica avrebbero ricevuto contributi in denaro “pari ad almeno 156mila euro” in contanti. La contestazione mossa sino al mese di dicembre 2019, è finanziamento illecito ai partiti. Pisicchio in quel periodo era consigliere regionale della Puglia e coordinatore del partito, mentre il fratello Enzo era presidente dello stesso partito. Ai due fratelli contestato anche un episodio di corruzione per un appalto per l’affidamento della riscossione delle tasse sui rifiuti e sugli immobili. Secondo l’accusa avrebbero aiutato l’imprenditore, Giovanni Riefoli, ad avere informazioni necessario: in cambio, per Enzo Pisicchio, il “pagamento di mobili, feste private, un cellulare, un tablet, un’automobile e l’assunzione fittizia della figlia”.

Per Alfonso la contropartita, secondo gli inquirenti, sarebbe stata l’assunzione di persone indicate dal politico e “che a loro volta gli avrebbero garantito la preferenza elettorale“. Gli inquirenti contestato anche sollecitare e istigare l’assunzione del figlio di un componente della commissione di gara e della moglie del responsabile del procedimento. Contestazione fino al gennaio 2020. Anche l’accusa di turbata libertà degli incanti riguarda il periodo in cui Pisicchio era assessore della giunta Emiliano, quando avrebbe utilizzato “la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”.

Inoltre, polizze fideiussorie false sarebbero state emesse dal broker e poi prodotte ai competenti uffici regionali da numerosi imprenditori per l’autorizzazione allo svolgimento di attività estrattiva nelle cave. Altre polizze false sarebbero state usate per avere finanziamenti dalla Regione Puglia.

Le dimissioni prima dell’arresto – Solo poco prima che le agenzie di stampa lanciassero la notizia degli arresti era stato reso noto che Alfonso Pisicchio, leader di Senso civico, aveva lasciato l’Arti, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione. Una poltrona su cui si era seduto da poche settimane. Pisicchio, politicamente vicino al governatore Michele Emiliano di cui è stato anche assessore regionale nella scorsa legislatura, avrebbe presentato le dimissioni poche ore prima della notizia dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari. La Giunta regionale ha, quindi, nominato commissario straordinario Cosimo Elefante, dirigente regionale, Rtd (Responsabile della transizione al digitale) della Regione Puglia. Pisicchio nel 2020 fu indagato per corruzione nell’ambito di una inchiesta della procura di Bari su presunte promesse di assunzioni in cambio di voti. Fu lui stesso a comunicarlo dicendo di avere ricevuto dalla Guardia di finanza “la notifica di un avviso di garanzia” e di aver “fornito da subito” la sua “totale disponibilità a collaborare con gli organi inquirenti”, aggiungendo che i “fatti oggetto di indagine” non riguardavano “affatto” la sua “attività istituzionale”.

Il gip: “Mercimonio delle pubbliche funzioni” – La giudice ha motivato le misure specificando il pericolo di reiterazione del reato, anche in considerazione del ruolo fino a poche ore fa rivestito dall’ex assessore, e sottolineando il disvalore delle condotte: “… indubbio allarme sociale anche alla luce del sistematico ricorso all’abuso del diritto, del mercimonio delle pubbliche funzioni piegate a vantaggio personale e privato, delle modalità delle singole condotte che hanno evidenziato una grande professionalità nel pianificare, organizzare e gestire, a diversi livelli e con compiti separati, il protocollo antigiuridico monitorato e dell’elevata entità del danno patrimoniale arrecato alle casse regionali e comunali”. Per l’ex assessore il gip scrive che “utilizzava la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale (mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito)”. Secondo l’accusa Enzo avrebbe agito “quale esecutore delle sue direttive e quale schermo per impedire di risalire al ruolo ed al contributo di suo fratello Alfonsino”. La misura per l’uomo considerato un fedelissimo di Emiliano “è ancora politicamente attivo, così come sono politicamente attive le associazioni politico culturali in cui riveste il ruolo di coordinatore-… inoltre è stato nominato” commissario.

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