Un nuovo attacco aereo di Israele in Siria ha colpito un edificio dell’ambasciata iraniana a Damasco. Sotto le macerie ci sarebbero almeno 8 morti. Il media iraniano Students news netowrk (Snn) ha riferito che la struttura colpita “appartiene all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran e aveva una bandiera”. Secondo al Arabya l’attacco, attribuito ad Israele, avrebbe colpito il consolato e la residenza dell’ambasciatore. Il ministro della Difesa siriano denuncia “molti molti e feriti”.

Nel raid su Damasco è stato ucciso, tra gli altri, un alto comandante dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Mohammad Reza Zahedi, esponente di spicco delle Forze Quds in Siria e Libano. Lo riportano anche i media israeliani. L’obiettivo del raid israeliano sarebbe stato, secondo l’emittente pubblica iraniana al-Alam, proprio il consolato iraniano a Damasco che è stato “completamente distrutto”. Il capo della diplomazia iraniana, Hossein Amir-Abdollahian, ha affermato che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu “ha perso completamente il suo equilibrio mentale a causa dei successivi fallimenti del regime israeliano a Gaza e per l’incapacità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi dei sionisti”.

L’ambasciatore iraniano in Siria, Hossein Akbari, e la sua famiglia non sono fra le vittime dell’attacco. Akbari ha affermato che “la risposta di Teheran sarà dura”. Il diplomatico ha poi aggiunto che “dopo aver rimosso le macerie del palazzo distrutto dal raid sarà reso noto il numero esatto delle vittime”. Pochi giorni fa un raid ad Aleppo aveva provocato 44 morti: l’attacco più pesante degli ultimi tre anni, era stato definito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Poco dopo il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha annunciato che Israele “estenderà la sua offensiva al nord e aumenterà gli attacchi” contro gli Hezbollah. Gallant ha aggiunto che l’azione di Israele “sta diventano più offensiva che difensiva e arriveremo ovunque Hezbollah si trovino. Beirut, Baalbek, Tiro, Sidone e per tutta la lunghezza del confine: e in posti più lontani, come Damasco”. Frasi e operazioni militari che fanno crescere sempre più i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

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