L’attentato a Mosca? Certamente Putin, dopo il plebiscito di giorni fa, non ne esce un granché bene, perché, avendo giocato tutta la sua campagna elettorale sulla sicurezza e sulla gloria della Russia in questa guerra contro l’Ucraina, questo attentato è un colpo piuttosto pesante che alimenta un certo panico nell’opinione pubblica”. È il commento del direttore di Limes Lucio Caracciolo all’attentato in Russia, del quale a Otto e mezzo (La7) analizza le probabili conseguenze, osservando: “Gli ucraini non possono non considerare quanto avvenuto un vantaggio, perché possono far vedere che ci sono delle debolezze e delle incrinature pesanti nel sistema di sicurezza russo. Tra l’altro, in questo momento è in corso anche un attacco di droni ucraini nella regione russa di Belgorod, che si trova al confine con l’Ucraina. Quindi – continua – in questo momento, essendo al fronte la situazione piuttosto svantaggiata dal punto di vista ucraino, quello che gli ucraini possono fare è colpire in Russia o andare a colpire le navi russe nel Mar Nero”.

Caracciolo sottolinea: “Mai attentato terroristico fu più annunciato, perché già da un paio di settimane i servizi segreti americani e britannici avevano avvertito anche pubblicamente della probabilità di un attacco terroristico di grande ampiezza a Mosca. Il 7 marzo l’ambasciata statunitense a Mosca aveva pubblicato un comunicato – spiega – per dire ai suoi cittadini di stare lontano dai luoghi di grande assembramento perché ci sarebbe stato un attentato. Quindi, forse qualcuno, almeno ai vertice dell’intelligence che ha dato l’allarme, cioè Londra e Washington, saprà sicuramente qualcosa di più”.

Circa il conflitto tra Russia e Ucraina, il direttore di Limes ribadisce la necessità di uno stop: “In questo momento si tratta di impedire il collasso dell’Ucraina e di far finire il più rapidamente possibile questa guerra non con una pace, ma con un cessate il fuoco. Bisogna riprendere un dialogo diplomatico e questo sta essenzialmente nel rapporto tra americani e russi. Penso che ora il vero problema è che, a differenza del passato – conclude – Russia e Usa parlino alfabeti difficilmente comprensibili e che soprattutto gli ucraini siano in una situazione tale da poter fare anche delle cose di testa loro, anche contro quello che gli dicono gli americani. E a quel punto la partita sarebbe veramente fuori controllo“.

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