Nove ministeri con portafoglio su 16 – il 56% – ancora non pagano i fornitori nei termini stabili dalla direttiva europea del 2011, cioè 30 giorni che salgono a 60 nella sanità. Il ministero degli Interni totalizza in media 33,5 giorni di ritardo, il Miur 32,8, il ministero della Cultura 17,5, il Turismo più di 15, la Salute 13,6. È il risultato di un’analisi del Sole 24 Ore, che ha spulciato i dati sugli indicatori annuali di tempestività dei pagamenti pubblicati nelle scorse settimane. Da notare che l’azzeramento dei ritardi, male atavico che mette in forte difficoltà le imprese ed è valso all’Italia varie procedure d’infrazione Ue, è uno degli obiettivi del Pnrr.

Il piano originario prevedeva il ritorno a un’assoluta puntualità entro la fine del 2023. L’obiettivo si è rivelato impossibile da raggiungere: come mostra la ricognizione del Sole, nel complesso il 26% degli enti pubblici è fuori legge. Tra le Regioni, il Molise paga addirittura a 76,19 giorni, l’Abruzzo a 32. Preso atto della situazione, il governo Meloni in sede di revisione del piano ha rinviato il target all’inizio del 2025. Il decreto Pnrr cerca di accelerare imponendo ai ministeri renitenti, così come a grandi Comuni, Province e città metropolitane, di preparare al Mef un piano d’intervento che consenta di rientrare nei ranghi.

Dovrebbe fare da sprone un’altra misura prevista dal Pnrr, stando alla quale “dirigenti responsabili dei pagamenti delle fatture commerciali e dirigenti apicali delle rispettive strutture” dovranno rinunciare ad almeno il 30% della retribuzione di risultato nel caso in cui gli obiettivi annuali sul rispetto dei tempi di pagamento non siano raggiunti.

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