Sei settimane di tregua a Gaza. È questo l’accordo che Israele potrebbe accettare a breve. Lo ha detto un alto funzionario Usa in una telefonata con un ristretto gruppo di giornalisti. “Israele ha più o meno accettato l’accordo per una tregua a Gaza di sei settimane”, ma ora “l’onere” spetta a Hamas e sta al gruppo accettarlo. Una notizia trapelata in un’altra giornata di sangue, con 11 persone uccise durante un attacco a una tenda a Rafah. Tutto questo mentre la popolazione civile continua a soffrire. “La quantità di aiuti che arrivano Gaza non è nemmeno lontanamente sufficiente e continueremo – ha scritto Joe Biden in un post su X – a fare ogni sforzo possibile per aumentarla”. Sabato gli Usa hanno iniziato il lancio di aiuti a Gaza da aerei militari

I colloqui riprendono domenica – Oltre a un cessate il fuoco di 6 settimane a Gaza, l’accordo prevede il rilascio da parte di Hamas degli ostaggi considerati vulnerabili, tra cui malati, feriti, anziani e donne, ha riferito il funzionario. “Gli israeliani hanno sostanzialmente accettato gli elementi dell’accordo” e “in questo momento la palla è nel campo di Hamas e stiamo continuando a spingere il più possibile”, ha aggiunto. La fonte ha informato i giornalisti a condizione di mantenere l’anonimato perché non autorizzato a discutere pubblicamente i dettagli dei colloqui per il cessate il fuoco. La notizia giunge dopo che stamattina un alto funzionario egiziano aveva riferito che i colloqui per il cessate il fuoco riprenderanno domenica al Cairo, in Egitto. La speranza dei mediatori internazionali è appunto quella di un accordo per una pausa di 6 settimane nei combattimenti e uno scambio di ostaggi israeliani con detenuti palestinesi imprigionati da Israele, da ottenersi prima che inizi il mese sacro musulmano del Ramadan, il cui avvio è previsto intorno al 10 marzo.

Le pause umanitarie – Intanto l’esercito israeliano – come scrive su X il portavoce militare Avichay Adraee – ha annunciato oggi una serie di ‘pause umanitarie’ di quattro ore ciascuna per consentire alla popolazione di due località situate nel sud della Striscia di Gaza – Rafah e Dir el-Balah – di provvedere ai rifornimenti necessari. A Rafah quelle pause saranno osservate oggi, domani e giovedì nei rioni Jneia, Salam e Sultan. A Dir el-Balah la sospensione delle attività militari avrà luogo lunedì, martedì e mercoledì nei rioni Jaffa, Sheikh Yamani e Salam. Secondo il giornale al-Arabi al-Jadid, citato da media israeliani, Hamas respingerebbe la richiesta israeliana di sapere quanti degli ostaggi tenuti prigionieri a Gaza siano ancora vivi. “Hamas e la resistenza – ha affermato la fonte raggiunta dal giornale – non consegnerà alcuna informazione circa i prigionieri senza che sia pagato un prezzo. Non accettiamo il condizionamento richiesto da Israele fra la consegna di quella lista e la ripresa delle trattative sul cessate il fuoco”. Venerdì l’ala militare di Hamas ha pubblicato su Telegram un video in cui annunciava la morte di sette ostaggi e sosteneva che “può superare i 70” il numero complessivo degli ostaggi morti “a causa dei bombardamenti” israeliani. Gli ostaggi a Gaza sono 134.

L’ultimo raid – E mentre si torna a parlare di tregua a Gaza si continua a morire. “Almeno dieci palestinesi sono stati uccisi oggi in un attacco aereo israeliano che ha colpito una tenda a Rafah”, ha riferito il ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, in una dichiarazione a Reuters online. L’attacco aereo ha avuto luogo su un’area dove si erano rifugiati palestinesi sfollati, fuori dall’ospedale emiratino nel sobborgo di Tel Al-Sultan a Rafah, nel sud di Gaza. Il ministero della Sanità di Gaza ha detto che tra le vittime c’è anche un medico che lavorava nell’ospedale. Per Al-Jazeera parla di “undici morti e 50 persone ferite”.

La strage della fame – A Rafah, riferiscono fonti locali, permane una situazione di emergenza costante dopo che – su pressione dell’esercito israeliano – vi sono sfollati oltre un milione di palestinesi originari da altre zone della Striscia. A Dir el-Balah, aggiungono le fonti locali, la situazione è invece ancora sotto controllo anche perché ancora non vi sono penetrate le forze di terra israeliane, che pure sono impegnate nella vicina Khan Yunis. Gli Stati Uniti hanno iniziato il lancio di aiuti a Gaza da aerei militari: tre C-130 dell’Air Forces Central hanno lanciato a Gaza 66 pacchi contenenti circa 38.000 pasti alle 8.30 ora americana, le 14.30 in Italia, secondo quanto hanno riferito due funzionari Usa al Washington Post.

“L’affermazione secondo cui noi abbiamo attaccato intenzionalmente il convoglio e secondo cui abbiamo colpito intenzionalmente le persone è del tutto infondata – ha affermato il portavoce militare Daniel Hagari in un incontro con la stampa.- Noi eravamo là per proteggere quella operazione umanitaria, un’operazione che noi stessi avevamo intrapreso”.

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