“C’è tutta l’opinione democratica del mondo che accusa Putin della drammatica vicenda di vita e di morte di Navalny e qui in Italia abbiamo un vicepresidente del Consiglio che, non da oggi, è innamorato di quelle autocrazie lì. Tutte, anche con diverse sfumature, che sia Putin, Orban o Trump. A Salvini piacciono quelle cose lì, non è una novità“. Così a Tagadà (La7) Pier Luigi Bersani, in collegamento da Orosei, dove è impegnato per la campagna elettorale di Alessandra Todde, la candidata del centrosinistra nelle elezioni regionali in Sardegna, si pronuncia sulle parole di Matteo Salvini circa il caso Navalny.

E aggiunge: “Abbiamo due vicepresidenti del Consiglio, Salvini e Tajani, che hanno una distanza abissale su un punto delicato come questo, cioè i rapporti internazionali e le prospettive della democrazia. Poi c’è la Meloni in mezzo. E questo non viene ritenuto un problema. A questa destra delle questioni di principio non può fregarle di meno“.

L’ex ministro sottolinea: “Per me invece le questioni di principio sono sempre fattuali, perché qua bisogna sapere che dove si mette la barra poi ci sono delle conseguenze. Se lavori con le autocrazie, non penserai mica di stare sul pulito. Quindi, è evidente che in questi rapporti che ci sono stati e che probabilmente ci sono ancora col partito di Putin c’è qualcosa che sta tra il disdicevole e l’irregolare. E chissà, forse anche qualcosa nel penale. Non sta a me dirlo. Ma questo deriva da un problema di principio: se ti metti con quegli zoppi lì, impari a zoppicare. Non si scappa da questo“.

E conclude: “Le tensioni nel centrodestra di governo? Dico un paradosso, anche se poi è così: se arriveranno mai a una rottura, sarà per una questione di potere, magari sul terzo mandato piuttosto che su Putin. Queste sono le miserie della nostra politica che così perde l’orizzonte. Io non escludo che questa destra di governo possa arrivare a un punto critico, ma non sarà per le grandi questioni”.

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