di Paolo Rossi

Dopo che la Stellantis (ex FCA, ex Fiat Auto) s’è intascata per anni immense quantità di denaro pubblico per mantenere una presenza produttiva in Italia, ecco il ricatto finale per cui sostanzialmente le paghe degli operai devono essere in gran parte ulteriormente finanziate con denaro pubblico, altrimenti tutti a casa.

Ma questo non è stato l’unico ricatto che abbiamo subito: è da anni che costantemente siamo costretti a spendere un mare di denaro faticosamente guadagnato per sostituire auto un po’ datate con altre nuove più “ecologiche”, standard Euro “x”. Certamente la benzina con il piombo era più tossica della “verde”, ma ci siamo beccati i catalizzatori. Poi il FAP per i Diesel, poi le valvole EGR, tutto giusto, ma i cittadini hanno dovuto pagare un prezzo altissimo per sostituire auto ancora efficienti con altre nuove semplicemente perché non veniva più permesso loro di circolare. E adesso chi paga le auto elettriche che hanno un’autonomia assai ridotta?

Se dobbiamo pagare con denaro pubblico maestranze e quant’altro (incluso l’acciaio dell’Ilva) che i privati non vogliono più remunerare, tanto vale nazionalizzare tutto e ricostruire l’IRI che certamente i meno giovani tristemente ricorderanno. Non mi pare questa la strada maestra: a quasi 40 anni dalla vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat ci troveremmo al punto di partenza fuori tempo massimo, con il debito pubblico esploso a livelli stellari ed il potere di acquisto delle famiglie parallelamente contratto ai minimi termini.

Dunque, se dobbiamo pagare noi i dipendenti Stellantis, tanto vale pagarli per produrre qualcosa di utile al pubblico piuttosto che al privato, ovvero per ricostruire una rete di trasporto collettivo che sia una reale alternativa al mezzo privato.

Non c’è molto da inventare: esisteva fino agli anni 60 in Italia una vasta rete di tramvie e ferrovie suburbane capace di collegare capillarmente i capoluoghi alle province. Un tale servizio, rivisto con tecnologie moderne e opportunamente attivo sia in ore serali che nei festivi con un cadenzamento abbastanza frequente, consentirebbe a tutti di vivere la propria libertà di movimento anche senz’auto.

I vantaggi per le nostre città sarebbero davvero tanti: meno traffico, inquinamento, rumore, incidenti; recupero dei centri storici, degli spazi pubblici, maggiore qualità di vita, maggiore socialità tra le persone. Anche parte del traffico merci potrebbe essere validamente spostato su ferro liberando le autostrade dalle doppie file di tir. Soprattutto daremmo un segnale forte per cui l’Italia non si piega a ricatti di alcun tipo e probabilmente gli altri Paesi europei seguirebbero in breve tempo tale esempio virtuoso.

Come pensate reagirebbero gli ad delle grandi imprese automobilistiche di fronte alla seria prospettiva di una contrazione strutturale del loro mercato di riferimento su scala continentale? Che ne sarebbe dei loro lauti bonus? Forse è un’utopia ma da qualche parte bisogna pur cominciare a costruire il futuro.

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