In ospedale, potrebbe bastare prendere un caffè al distributore automatico per rischiare contagi anche pericolosi? Se l’è chiesto un team di ricercatori tedeschi, che ha sottoposto a tampone (ebbene sì!) alcune macchinette. Risultato? Tirate un sospiro di sollievo, per ora il caffè è garantito! Lo studio, pubblicato sul numero di Natale del British Medical Journal, ha un tono un po’ scherzoso, come si conviene a un giorno di festa, ma è del tutto serio nella metodologia e nelle finalità. Il punto di partenza è il presupposto che l’ospedale, luogo infetto per antonomasia pur essendo curatissimo dal punto di vista igienico, mantiene delle aree che sono potenziali fonti di contagi, soprattutto quelle che vengono toccate di frequente a mani nude come le ringhiere e i piani dei tavoli. Da tempo, l’Oms cerca di individuare eventuali punti deboli di cui tener conto nell’ottica di controllare le infezioni antibiotico-resistenti, già attualmente un’enorme problematica sanitaria, destinata ad aumentare nettamente in futuro.

Così, precedenti studi avevano esaminato tra l’altro le Bibbie degli ospedali (assolte) e l’abbigliamento dei medici nel Regno Unito. In questo caso si era arrivati al bando delle cravatte negli ospedali pubblici britannici, per la possibilità – comunque scarsa – di contaminazioni da Staphylococcus aureus. Si tratta di un batterio temibile, il più pericoloso del suo genere. Insieme ad altri batteri altrettanto nocivi, lo stafilococco è stato inserito dall’Oms in un gruppo denominato ESKAPE (comprendente anche Enterococcus faecium, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa, Enterobacter spp.), considerato di alta priorità per la resistenza antibiotica e la capacità di causare infezioni potenzialmente letali. Soprattutto su questo gruppo su si è concentrata l’attenzione di Sarah Victoria Walker e colleghi dell’Institute for Clinical Microbiology and Hospital Hygiene di Ludwigsburg (Germania).

Un concentrato di batteri

Non è la prima volta che delle macchinette vengono esaminate per stabilire la composizione del microbioma, ma è la prima che si cerca di comprenderne il potenziale come fonte di patogeni ospedalieri. Gli scienziati hanno dunque sottoposto a tampone 25 macchinette per il caffè (automatiche e a capsule), di cui 17 presenti in uffici e punti ristoro dell’ospedale universitario di Colonia, e 8 nelle case di operatori sanitari. Tutte le macchine erano utilizzate da almeno un anno e nessuna era stata pulita prima dell’esperimento. L’esame è stato eseguito su cinque punti: la vaschetta, lo scarico, la maniglia del serbatoio dell’acqua, i pulsanti e l’interno del serbatoio. Come immaginabile, i germi pullulavano (normale, il mondo ne è pieno!), e gli apparecchi ospedalieri avevano una contaminazione tripla rispetto a quelli domestici, chiaramente manipolati da meno persone. La gran parte dei batteri erano commensali, normalmente presenti nell’intestino o sulla cute e come tali non rischiosi, ma sono stati identificati anche alcuni patogeni pericolosi, tra cui i già citati S. aureus, A. baumannii e P. aeruginosa. A risultare più contaminate si sono rivelate le vaschette (circa la metà dei tamponi positivi per questi patogeni); preoccupante, tuttavia, la presenza sui pulsanti di S. aureus, che si propaga proprio con il contatto della pelle. Nel dettaglio, nelle macchinette ospedaliere sono stati individuati 360 ceppi di microrganismi, isolati da 72 tamponi positivi; mentre in quelle casalinghe 135 ceppi, isolati da 34 tamponi positivi.

Le conclusioni dello studio

Fortunatamente sono stati rilevati pochi patogeni rilevanti dal punto di vista medico e nessuno multiresistente, perciò attualmente le macchinette per il caffè non pongono rischi di contaminazioni. Tuttavia, gli autori dello studio osservano che la presenza di germi nel serbatoio dell’acqua fa capire che vengono messe le mani un po’ dappertutto, anche dove non si dovrebbe. Mani che certo non si possono eliminare, sottolineano scherzosamente, ma sicuramente tenere ben pulite secondo i “Cinque momenti” dell’Oms, specifici per gli operatori sanitari. Dato che l’igiene delle mani viene spesso trascurata, vale la pena ricordare che anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo curarla: secondo l’Oms, bisogna mettere il sapone sui due palmi, strofinare tra le dita, sul dorso e sotto le unghie per almeno 40-60 secondi, infine risciacquare. Da notare anche che sul pulsante di una macchinetta casalinga è stato rilevato S. aureus, segno che spesso a casa si abbassa la guardia… Ma luogo pubblico o privato, tutto ciò dimostra l’importanza di una pulizia regolare delle macchinette per il caffè; ben l’hanno compreso gli utenti degli apparecchi testati, che si sono dati subito da fare! Da parte loro, gli studiosi non vogliono fermarsi al caffè, ma condurre la stessa ricerca su teiere, bollitori e tazze nei paesi dove il tè viene maggiormente usato. Quale sarà l’effetto sulle contaminazioni? Forse lo sapremo il prossimo Natale.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Cosa è e quali sintomi dà la sindrome otolitica che costringe Meloni “al buio” da giorni

next
Articolo Successivo

Bambino di 11 anni con le “ossa di vetro” cammina per la prima volta dopo 4 interventi al Mayer di Firenze: “Così gli abbiamo dato una nuova possibilità di vivere”

next