“Questa è la mia proposta, ora fate voi. La mia porta resta aperta”. Queste le parole del presidente della Cop28, Sultan Ahmed Al Jaber, dopo la diffusione della sua bozza, la quarta, da sottoporre ai delegati perché si arrivi alla stesura finale del Global Stocktake, il bilancio globale sugli impegni e le azioni da intraprendere. Ma è una bozza che non accontenta nessuno: manca l’eliminazione rapida dei combustibili fossili, non c’è orizzonte temporale prima del 2050, mentre promuove false soluzioni. Ne è consapevole lo stesso Al Jaber che, infatti, dice: “Abbiamo ancora molto da fare. Sapete cosa rimane per l’accordo e sapete che voglio che abbiate la massima ambizione su tutti i temi, compreso il linguaggio sui combustibili fossili”. E lo dice chiaramente Wopke Bastiaan Hoekstra, commissario europeo per l’azione per il clima: “Il testo così com’è è deludente: è lungo, ci sono alcune cose buone, ma nel complesso non sono sufficienti per affrontare i problemi per cui siamo qui, la scienza è chiara. In cima alla lista c’è l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. Non possiamo accettare questo testo”.

I punti salienti. Anche Pichetto chiede più ambizione – Di fatto, nel documento si propongono (e nulla più di questo) una serie di azioni da intraprendere, tra cui la riduzione (e non l’eliminazione) sia del consumo sia della produzione dei combustibili fossili con un orizzonte temporale che porta a metà secolo. Si sceglie anche un termine diverso rispetto al phase down (rapido) che si indica per il carbone (per cui era già stata concordata una riduzione graduale alla Cop 27 e con buona pace dell’India), ma si parla sempre e comunque del carbone lavorato in impianti che non dispongono di sistemi di cattura-stoccaggio o cattura-utilizzo di anidride carbonica. E questo mette ‘a riparo’ gli interessi di molti Paesi. Petrolio e gas non vengono citati (per il primo l’Arabia è stata irremovibile), mentre ad essere menzionati eccome sono il nucleare e, soprattutto, la cattura e lo stoccaggio di carbonio. E per capire quanto poco sia ambiziosa la bozza, bastino le parole del ministro italiano dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Pichetto Fratin che, pur essendo sostenitore di una transizionegraduale” (e pur non essendo l’Italia tra i Paesi più all’avanguardia sul fronte dell’addio alle fossili, ndr), ha ammesso: “Serve uno sforzo ulteriore per un testo più ambizioso”.

Le reazioni e la delusione – Nelle dichiarazioni di Hoekstra, però, si racchiude il nodo principale: questa è la Cop che davvero ha visto sul tavolo come mai prima la discussione sull’eliminazione dei combustibili fossili nel loro complesso (al di là dei passi fatti sul carbone), come fosse un’opzione davvero concreta. Nonostante alcuni Paesi l’abbiano ostacolata e continuino a farlo. Da qui la delusione e la spinta a non cedere, nonostante il caos. Perché di questo si tratta: la conferenza dopo la pubblicazione della bozza è stata la terza convocata (e poi disdetta) dalla Presidenza della Cop28, alla vigilia di quella che dovrebbe essere la chiusura. Ma, a questo punto, è sempre più probabile – e le parole di al-Jaber lo confermano – che la Conferenza delle Parti sul clima si protrarrà oltre il 12 dicembre per arrivare a un testo che abbia il pieno consenso da parte di tutti i 197 Paesi, a cui in queste ore è stata sottoposta. Nel frattempo, però, sono arrivate le reazioni di scontento. Nella bozza “ci sono elementi inaccettabili” per Teresa Ribera, vice presidente della Spagna, Paese che ha la presidenza di turno dell’Ue, ricorda che la scienza indica che restare sotto 1,5°C “è la strada maestra che dobbiamo vedere e l’obiettivo del percorso è il phase out” delle fonti fossili. Anche la Germania respinge la nuova bozza, con la ministra tedesca degli Esteri, Annalena Baerbock che l’ha definita “una delusione”. Anche dagli Usa, propensi all’abbandono del carbone ma molto meno a quello di petrolio e gas, arriva la bocciatura. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha affermato che la bozza “deve essere rafforzata, anche sulla questione dei combustibili fossili”, mentre l’ex vice presidente americano Al Gore, premio Nobel nel 2007 per essere stato uno dei primi a lanciare l’allarme sul clima, ha detto che la proposta della Presidenza della Cop28 è “profondamente offensiva per tutti quelli che si sono impegnati seriamente in questo processo. Peggiore di quanto molti avessero temuto. La Cop28 è ora sull’orlo del completo fallimento, questa ossequiosa bozza sembra dettata parola per parola dell’Opec”.

Gli elementi più critici – Secondo il think tank per il clima Ecco, la Presidenza lascia aperta la porta a tutte le tecnologie senza scegliere una chiara direzione di viaggio: “La confonde, nonostante ponga l’accento su triplicare rinnovabili e raddoppiare efficienza. Ma tutte queste opzioni sono ‘possibilità’”. Oltre alla conferma dei target rinnovabili (che vanno triplicati) e del raddoppio dell’efficienza energetica al 2030, colpisce che “rinnovabili, nucleare, cattura e sequestro di carbonio e idrogeno “sono tutte messe sullo stesso piano e menzionate come possibili soluzioni per sostituire i combustibili fossili”. Debole, però, proprio il riferimento “alla riduzione dei consumi e della produzione di fonti fossili per emissioni nette zero al 2050”, con “l’assenza di un target per il metano”. Per Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, “se passasse così com’è, sarebbe un disastro, un fallimento per i Governi chiamati ad affrontare, finalmente, la causa della crisi climatica, i combustibili fossili. Anche per la presidenza questo risultato sarebbe uno smacco, dato che cercava risultati ambiziosi”. Midulla pone l’accento anche sulla mancanza di un progresso “per quanto riguarda i sussidi ai combustibili fossili, che l’anno scorso ammontavano a 7 trilioni di dollari” e sulle false soluzioni come “nucleare e cattura e stoccaggio del carbonio, un ulteriore modo per perdere tempo prezioso”.

Cosa significa davvero ‘unabated’ – E di questo parla anche Elisa Terenghi, fisica dell’atmosfera e volontaria del think tank Italian Climate Network: “Il termine ‘unabated’ può sembrare innocuo – spiega – ma potrebbe risultare decisivo per delineare il processo di decarbonizzazione”. Per ‘abated’, infatti, si intende “l’utilizzo di tecnologie di cattura dell’anidride carbonica derivante dalla combustione, prima che raggiunga l’atmosfera, che sono talmente costose e inefficienti che potranno essere utilizzate solo in minima parte, in assenza di migliori alternative all’utilizzo dei fossili”. Le tecnologie Ccs (carbon capture and storage), sono usate da decenni dall’industria dell’oil&gas per recuperare il petrolio o il gas residui dai depositi in esaurimento. L’abbattimento, però, comporta che, una volta catturata, la Co2 venga poi stoccata o in modo permanente in formazioni geologiche nel sottosuolo, o in modo temporaneo in prodotti di vario tipo. “Lo scenario a cui il presidente della Cop28 Al-Jaber sembra alludere nei suoi discorsi – spiega la fisica – è quello in cui l’obiettivo di 1,5 gradi di riscaldamento viene raggiunto tramite la riduzione delle emissioni da combustibili fossili e non tramite la riduzione della domanda e della loro produzione”. Uno scenario in cui la Ccs viene utilizzata a grande scala. “Queste tecnologie – conclude – sarà fondamentale per controbilanciare le emissioni rimanenti dovute ai cosiddetti settori ‘hard to abate’, per i quali non abbiamo ancora soluzioni alternative ai fossili (ad esempio, produzione di cemento e acciaio). Mai, però, dovrebbero essere considerate come un’alternativa alla riduzione delle emissioni: si tratta di una opzione troppo inefficiente e costosa che rallenterebbe la corsa delle tecnologie pulite”.

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