End Fossil Occupy, la campagna internazionale contro le aziende del fossile, in Italia riparte dalle università. In questi ultimi giorni alcuni atenei italiani, come La Sapienza di Roma e l’Università di Pisa, sono stati occupati dagli studenti in segno di protesta verso gli accordi tra alcune aziende del fossile e il mondo universitario. “L’università è il luogo in cui agire per fermare il capitalismo fossile – dichiarano gli studenti di Sinistra Per-Pisa – Il vuoto lasciato dai costanti tagli all’istruzione ha aperto grossi spazi ad aziende ecocide come Eni (e società sorelle) nel finanziare didattica e ricerca nelle università”. Nell’ateneo toscano, infatti, quest’ultimo gesto di occupazione avviene dopo una serie di manifestazioni, iniziative, dibattiti, laboratori, incontri sull’argomento, culminati nell’adesione di alcune realtà pisane e studentesche alla campagna End Fossil.

Il tema della relazione tra alcune facoltà italiane e società come Eni è stato recentemente ripreso da un rapporto di Greenpeace e ReCommon: un ateneo su due avrebbe accordi con Eni ma il 75% delle università contattate dagli ecologisti ha negato la possibilità di poter visionare questi accordi. Con una serie di finanziamenti alla ricerca, premi, tirocini, borse di studio ma anche seminari, workshop, career days, la multinazionale del fossile crea una rete di relazioni con le facoltà, insieme a un “rapporto interno molto poco tracciabile”, secondo Greenpeace. Nel 2022, Eni stessa ha dichiarato di finanziare alle università statali 10 milioni di euro e di avere attivi circa un centinaio di progetti con gli atenei. “Delle 66 università pubbliche contattate, 36 hanno dichiarato di avere rapporti con l’azienda. Un numero che potrebbe essere ancora maggiore visto che il 15% delle università non ha risposto alla richiesta Foia dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, anche se alcune di esse sono note per avere fitti rapporti con il Cane a sei zampe”, si legge nel report dell’associazione ambientalista.

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Politecnico di Milano, Università di Pisa, Bologna, Perugia, Ferrara, Bari e molte altre continuano a rinnovare la partnership, nonostante le proteste degli studenti: “Stop al fossile, alla guerra e alle partecipazioni dell’ateneo, diretto da Antonella Polimeni, in progetti che coinvolgono realtà ecocide e guerrafondaie – è la richiesta degli studenti che hanno occupato La Sapienza di Roma – pretendiamo un incontro pubblico con la rettrice, per chiedere con forza lo stop agli accordi in tutto l’ateneo con le multinazionali ecocide e guerrafondaie”, sottolinea Lorenza del gruppo Cambiare Rotta.

L’aspetto che preoccupa maggiormente, anche in ambito accademico, riguarda la supervisione di Eni alle ricerche portate avanti dalle facoltà. È il caso dell’Università di Bologna, dove nell’accordo rinnovato nel 2020, si capisce quanto la ditta possa controllare il lavoro dei ricercatori: “Se Eni si oppone alla pubblicazione Eni è legittimata a modificare il documento oggetto di diffusione, eliminando ciò che ritiene possa costituire informazione confidenziale di sua proprietà”, si legge, nonostante molte parti siano state interamente censurate. Poca chiarezza nel mostrare i dettagli degli accordi, un controllo sulle ricerche da divulgare, un inserimento su più piani nella didattica, insieme all’aspetto etico, sono alcuni dei punti che hanno portato gli studenti a protestare e a chiedere l’interruzione della partnership: “Non possiamo accettare che la nostra formazione sia condizionata da una delle aziende maggiormente responsabili in termini di emissioni, negazionismo e impoverimento sociale e ambientale” rincarano da Sinistra Per-Pisa. Anche all’università di Firenze, gli studenti sono scesi in piazza a manifestare contro i rapporti dell’ateneo con Leonardo ed Eni ma quando hanno deciso di spostarsi davanti all’università sono stati caricati dalla polizia. “Il messaggio è chiaro – si legge in una nota di UdU-Firenze – Non solo l’Università di Firenze si rende complice di un genocidio in atto ma autorizza la violenza indiscriminata nei luoghi che ci appartengono”.

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