Frasi senza freni, insulti e sessismo. Un pacchetto assortito che gli è costato l’espulsione dal partito, nonostante le scuse di rito. Sono costate care le affermazioni fatte in una trasmissione tv al consigliere veneto della Lega Fabiano Barbisan. Lo scorso martedì, l’esponente leghista era ospite di un talk show e, parlando di immigrazione, si è espresso con un uno-due imbarazzante. Prima ha definito i migranti “più sgionfi de mì”, ovvero “più gonfi di me”, quindi ha continuato: “I ragazzotti neri, bisogna dire di colore adesso, forse alle donne piacciono perché hanno un’altra dote sotto”. L’esternazione di Barbisan è stata fermata dal conduttore della trasmissione, che si è dissociato da quelli che ha definito “riferimenti pesanti”.

A distanza di neanche quarantotto ore è arrivato il provvedimento di espulsione, firmato dal segretario regionale della Liga Veneta Alberto Stefani, per le “affermazioni indegne e vergognose, da punire con massima severità”. Le scuse, ha aggiunto, “non bastano, nemmeno al partito”. A ricostruire il caso erano stati i consiglieri veneti del Pd: “Lo show televisivo di cui si è reso protagonista il consigliere regionale Barbisan è qualcosa che va oltre il ‘Bar Sport’, con parole che sono a dir poco indegne, a maggior ragione perché pronunciate da un rappresentante delle istituzioni”.

Frasi degne del “tempo dei cavernicoli”, hanno aggiunto i dem parlando di “una vera vergogna, che cancella ogni rispetto per le donne, per chi soffre e cerca di scappare dagli orrori, e per lo stesso Consiglio regionale”. Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, i migranti “rispetto a Barbisan hanno di sicuro doti anche di sopra”. Barbisan, tra l’altro, non è nuovo a esternazioni e comportamenti che hanno fatto discutere. Nel 2020 come imprenditore agricolo prese il bonus di 600 euro per le partite Iva in periodo Covid dando poi la colpa al commercialista. All’epoca spiegò che si era trattato di un errore, rimediato devolvendo tutto in beneficenza.

Adesso, dicendosi “rammaricato”, ha provato a mettere una pezza alla situazione dicendo di essersi “fatto colpevolmente trascinare dagli argomenti e dalla discussione” e che “chi scappa da una guerra ha tutti i diritti ad essere assistito, a prescindere dalla propria corporatura”. Si è quindi scusato anche per aver “ferito la sensibilità delle donne e chiunque si sia sentito offeso dagli improvvidi termini che ho utilizzato”.

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