I recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti nei ruoli di vittime e carnefici ragazzi minorenni hanno riacceso i riflettori sul disagio giovanile e sulla criminalità minorile. Un problema che come raccontano le cronache giudiziarie è diffuso in tutto il Paese e non riguarda esclusivamente soggetti vicini alla criminalità organizzata. “La disponibilità di armi da fuoco ovviamente caratterizza quei minori che appartengono oppure orbitano intorno alla camorra – spiega il maggiore Giordano Tognoni, comandante della Compagnia dei carabinieri Napoli Centro – ma circa l’80% degli interventi che hanno riguardato giovani al di sotto della maggiore età erano per lo più relativi ad accoltellamenti. Noi abbiamo denunciato molti ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni trovati in possesso di armi improprie atte ad offendere (coltelli, tirapugni, ndr), facili da reperire perché sono sostanzialmente oggetti di libera vendita. E molti di questi ragazzi sono risultati di buona famiglia, non provenienti da realtà disagiate”. Le telecamere de ilFattoQuotidiano.it hanno seguito i carabinieri della Compagnia Napoli Centro documentando una normale serata di controlli nella movida partenopea. In circa tre ore, dalle 23 all’1 di sabato 9 settembre è stato fermato un ragazzo di 16 anni in possesso di un tirapugni, sono state denunciate 7 persone (di cui due minorenni) per possesso di marijuana e hascisc e sono stati sequestrati 15 motorini trovati senza copertura assicurativa o guidati senza indossare il casco. Questo solo nella zona Universitaria di via Mezzocannone che era l’area interessata dai controlli effettuati dai carabinieri della Compagnia Napoli Centro.

Le bambine stuprate a Caivano da un gruppo di minorenni e l’omicidio del musicista Giovanbattista Cutolo per mano di un 17enne hanno spintoil governo a mettere a punto un decreto legge che ha tra gli obiettivi anche quello di contrastare il fenomeno delle baby gang e in generale della violenza minorile. “C’è molta demagogia e tutte queste norme secondo me servono solo a mettere fumo negli occhi, ma alla fine lasceranno tutto come prima – dice il presidente e fondatore di Camera Penale Minorile – Associazione Nazionale, Mario Covelli – oggi un ragazzo trovato in possesso di una pistola viene meramente segnalato alle autorità competenti mentre l’Art.18 bis già prevede l’accompagnamento o come diciamo noi in gergo il ‘mini arresto’, che consente di accompagnare il minore presso gli uffici di polizia giudiziaria ed essere trattenuto 12 ore prima di essere affidato a chi ne è responsabile, quindi la norma già c’è ma viene disattesa”. Per Covelli anche l’inasprimento delle sanzioni per i giovani trovati in possesso delle cosiddette armi bianche ha il sapore di un mero annuncio che non troverà poi riscontro nella realtà giudiziaria. “Al minore trovato in possesso di un coltello non gli fai niente – prosegue Covelli – continuerà a cavarsela con una telefonata ai genitori e il sequestro dell’oggetto e quindi i ragazzi restano ancora oggi liberi di accoltellarsi per strada per una sciocchezza”. Un senso di impunità tra i giovani confermato anche da chi il territorio lo conosce bene. “Rispetto agli anni scorsi – racconta il maggiore Tognoni – si nota un atteggiamento più spregiudicato dei ragazzi sia verso le forze dell’ordine ma anche per quanto riguarda proprio il porto e l’utilizzo di armi improprie. Questo è dovuto ovviamente sia alla facilità con cui si entra in possesso di questo genere di strumenti ma anche alla giovane età dei soggetti che – conclude – non sembra che si rendano realmente conto dei danni che possono infliggere e delle conseguenze cui vanno incontro, anzi, a volte sembrano agire convinti di poterla fare franca”.

Gli effetti del decreto legge si vedranno nel tempo ma secondo l’avvocato Angelo Pisani, il legale difensore delle famiglie delle vittime degli stupri di Caivano, episodio di cronaca che ha dato il via all’intervento dell’Esecutivo, si tratta già di un primo passo per affrontare il problema. “Ci sono ottimi spunti nel testo – dice Pisani – ottimo il fatto di cominciare a mettere i genitori di fronte alle proprie responsabilità sia quando non mandano i figli a scuola sia quando li lasciano liberi di frequentare ambienti criminali. Mi aspettavo però una specifica sulle armi bianche che invece non c’è. In conclusione – dice Pisani – va bene inasprire le pene e aumentare le sanzioni, però quello che davvero manca nel cosiddetto dl ‘Caivano’ è tutto il lavoro di prevenzione, per intervenire su questi fenomeni c’è bisogno di personale preparato, dalle forze dell’ordine agli assistenti sociali fino agli insegnanti. Ma per fare questo occorrono fondi e una cabina di regia, un controllo, un grande occhio sulle famiglie e sulla società. Per la gestione dei minori allo stato attuale – conclude l’avvocato – si è deciso invece di caricare molto lavoro sulla spalle dei Questori che come noto hanno già le loro difficoltà a gestire le varie problematiche di una città”.

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