Centodieci omicidi al giorno di media, per un totale di 19.700 morti violente nei primi sei mesi del 2023. Sono i numeri diffusi dal Monitor della violenza, il report del portale web di notizie brasiliano G1, basato sui dati ufficiali dei 26 stati e del Distretto federale. Numeri che, pur rimanendo ancora elevati, testimoniano un trend di diminuzione nel Paese verdeoro. Rispetto alla prima metà del 2022, infatti, sono 693 gli omicidi in meno. Un calo del 3,4%. Una fotografia che, però, non comprende le morti causate dalla violenza della polizia (che nel 2022 sono state 6mila 430). Il report, specificano da G1, non contiene questo dato perché troppo difficile da monitorare nel corso dell’anno.

I quasi 20mila morti registrati sono vittime di omicidi intenzionali, di femminicidi, di rapina seguita da morte e di lesioni personali seguite da morte. “I tassi rimangono alti, ma se la riduzione continua e la letalità della polizia non cresce, il Paese potrebbe chiudere l’anno con il numero più basso di morti violente intenzionali dal 2011“, sottolinea Bruno Paes Manso, giornalista e ricercatore del Centro per lo studio della violenza presso l’Usp (Nev-Usp), citato da G1. L’andamento del numero di omicidi, però, non è uniforme in tutto il Paese, e se lo stato di Roraima al confine con il Venezuela ha registrato un calo del 22,5% sull’anno, quello di Amapá, sulla costa settentrionale, al confine con Suriname e Guyana francese, segna invece un incremento del 65,1%. Secondo i ricercatori, la crescita registrata in Amapá è il ​​risultato di una guerra tra due fazioni che si sono divise all’inizio dell’anno e hanno iniziato a contendersi degli snodi territoriali cruciali per il traffico di droga.

Nel 2022 in totale si erano registrati 40.800 omicidi, con un calo dell’1% rispetto all’anno precedente. Secondo gli specialisti del Forum brasiliano sulla pubblica sicurezza (Fbsp) il calo graduale degli omicidi può essere spiegato da una serie di fattori. Tra questi “i cambiamenti nelle dinamiche del mercato brasiliano della droga, la pacificazione dei conflitti tra fazioni e le politiche di sicurezza e sociali”. “La riduzione registrata negli ultimi cinque anni in diversi stati brasiliani può indicare una relativa stabilità nelle posizioni di potere delle bande regionali nei loro territori, che si sta assestando dopo le feroci dispute dell’ultimo decennio”, afferma Paes Manso.

Ma il numero di morti violente potrebbe crescere notevolmente, tenuto conto delle persone uccise dalla polizia. L’ultima edizione dell’Annuario brasiliano della pubblica sicurezza, con i dati del 2022, ha mostrato che Rio de Janeiro è uno degli stati con il maggior numero di morti a seguito dell’intervento della polizia. Lo stato sembra essere entrato in un nuovo ciclo di accresciuta violenza, nell’eterno pendolo che segna l’area. E questo avverrebbe a causa, secondo i ricercatori locali dell’Fbsp, della morte di Ecko, capo della più grande milizia a Rio de Janeiro. La morte di Ecko ha destabilizzato accordi e rapporti tra organizzazioni criminali, determinando regolamenti di conti e nuovi contenziosi violenti, soprattutto nella Capitale.

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