Quest’anno, il 15 maggio, l’Italia ha terminato tutte le sue risorse per vivere. In anticipo di due mesi e mezzo rispetto a tutto il resto del mondo che ha terminato da pochi giorni, il 2 agosto, le sue risorse ambientali disponibili per quest’anno. Parliamo di ossigeno, cibo, acqua, risorse per costruire tutti i nostri prodotti e servizi che usiamo quotidianamente sovrasfruttando il pianeta, nella trappola consumistica, che aumenta il Pil e il conto in banca degli uomini più ricchi del pianeta e del nostro paese ma riduce la qualità della vita e i diritti di tutti noi e dei nostri figli e nipoti.

Stiamo vivendo a debito. Un debito nei confronti della popolazione mondiale, dei paesi più poveri, dei più deboli del nostro stesso Paese, e poi stiamo prelevando sui conti correnti dei nostri figli e nipoti. Non c’è nessuna intenzione di pagare il proprio debito ambientale, di ridistribuire potere, risorse, energia, accesso, ricchezza, anzi in Italia è stata ingaggiata dal governo Meloni una spietata guerra senza esclusioni di colpi, guidato dagli straricchi di questo Paese e le lobby americane ed europee. L’egoismo è una moneta che paga sempre i più ricchi e la classe media cade nel tranello. L’inversione di rotta, il modello alternativo è quello della generosità, gentilezza e generazione e dobbiamo trovare tutti i modi per esplicitarlo e renderlo concreto, come oggi l’egoismo è concreto grazie alle regole di base, alla cultura e le abitudini che il sistema economico attuale sostiene pervicacemente nella nostra quotidianità.

Nessuna banca mondiale, nessuna banca europea e nessuna banca italiana sta contabilizzando questo debito ambientale nei confronti dei più poveri e delle future generazioni. Quindi più che un debito possiamo chiamarlo un vero e proprio furto, una vera rapina a mano armata che si compie nei confronti dell’umanità e dei nostri figli.

Di fronte a scenari apocalittici e molto più grandi di noi, come alluvioni e incendi, c’è chi reagisce con la paralisi e con l’indifferenza. Molti considerano la singola azione personale inutile, perché non cambia le somme di miliardi di azioni e soprattutto quella degli uomini più ricchi del pianeta che da soli generano un impatto ambientale e di disuguaglianze catastrofico. Sul fronte dei governi nazionali l’asservimento alle logiche di mercato sembra rendere inutile il voto perché poi la politica democratica si fa imporre l’agenda dagli interessi finanziari ed economici, dei Moloch che nessuno ha il coraggio di affrontare. E chi decide di affrontarli viene annientato dal discredito mediatico e politico.

C’è però una terza via che potrebbe portare risultati molto più trasformativi di quelli che possiamo immaginare. La piattaforma scientifica internazionale Biodiversità e servizi ecosistemici nata in seno all’Onu (Ipbes) negli ultimi report suggerisce di scegliere una dimensione di trasformazione locali. Sono le stesse conclusioni dell’ultima opera dell’economista Laurent Eloi, che segue gli studi consolidati di Stiglitz, Amartya Sen, e il compianto Fitoussi, sottolineando come la dimensione del benessere e delle azioni trasformative necessarie per cambiare la nostra società debbano variare di regione in regione, di città in città, di quartiere in quartiere.

Per questo l’Europa ha scelto la strada di finanziamenti europei diretti ai comuni che vogliono innovare e impegnarsi nella sfida del secolo, quella della transizione ecologica, della partecipazione, dei beni comuni e delle disuguaglianze.

Allora il nostro impegno militante deve diventare quello locale. C’è chi crea associazioni, chi costruisce reti e chi, come me, insieme a una comunità militante di 50 cittadini, è ripartito dall’impegno a cambiare governo della propria città e dall’istituzione di un assessore alla transizione ecologica, alla partecipazione e ai beni comuni, come era già accaduto a Caserta, a Giugliano, a Bologna, a Torino, e in tante altre parti di Italia, con la rete italiana labsus che da decenni ha costruito la storia dell’amministrazione condivisa dei beni comuni. Il primo risultato è stato l’accesso in pochi giorni a un finanziamento del Pnrr per il rimboschimento locale.

Dobbiamo raccontare queste esperienze dal basso che restano nell’ombra e che invece possono essere da esempio e da detonatore per dar vita a cambiamenti esponenziali e rigenerativi e rallentare, fino a fermarle, sia le disuguaglianze sociali che le devastazioni ambientali.

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