“La maggioranza si è presentata all’appuntamento sul salario minimo con un emendamento soppressivo che è una pietra tombale, e lo fa sulla base di un argomento ridicolo, la mancanza di tempo. Ci sono stati quattro mesi di audizioni e discussioni. In questa vicenda il tema non è il posizionamento politico, il punto è che serve a milioni di persone. Si vada in Aula e si discuta. La verità è che questa maggioranza scappa. Intanto ritirino il soppressivo, poi discutiamo”. Così Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra, spiegando la sua contrarietà all’ipotesi di sospensiva proposta dal presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto, sul testo relativo al salario minimo. Tradotto, ritirare l’emendamento soppressivo, ma a una condizione: la sospensione dei lavori fino a settembre, subito dopo l’approdo del testo alla Camera per la discussione.

Alleanza Verdi Sinistra resta contraria, perché, come spiega anche Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, “quella del governo è una tattica elusiva, non si può rinviare, dobbiamo dare dignità a quei lavoratori cui è stata negata”.

In realtà, come spiega Franco Mari, capogruppo Avs in commissione Lavoro, c’è la probabilità che alla fine l’emendamento soppressivo venga accantonato dalla stessa maggioranza in commissione, per poi rinviare ogni decisione in Aula. “Rizzetto deciderà di non votare il soppressivo, perché la maggioranza non può chiudere così la discussione in modo volgare. Poi, siccome il governo ha la necessità di prendere tempo e rinviare, in Aula, durante la discussione generale, verrà depositata da rappresentanti di maggioranza la richiesta di rinvio, che poi sarà votata la prossima settimana. Questo è ciò che prevedibilmente accadrà”. Tradotto, un’apertura che resterà soltanto sulla carta, per poi allontanare comunque il voto, grazie alla forza dei numeri a Montecitorio.

“La maggioranza ha la possibilità di fare ciò che vuole, lo abbiamo già visto. Non deve però rendere conto a noi, ma ai lavoratori. Perché questa proposta ha un consenso ampio, anche tra gli elettori di centrodestra“, aggiunge Fratoianni.

C’è poi il nodo del protagonismo di Carlo Calenda, leader di Azione, che – al contrario del resto dei partiti di opposizione firmatari della proposta di legge sul salario minimo – ha mostrato un atteggiamento di maggiore apertura verso Giorgia Meloni: “La maggioranza tolga il soppressivo, le opposizioni accettino che in Aula si vada solo con la discussione generale, senza voto. Poi il governo fissi un incontro con le opposizioni prima della pausa estiva”, era stata la proposta di Calenda. Fratoianni taglia corto: “Dalle opposizioni mi aspetto un atteggiamento coerente, da tutti. Siccome questa è una proposta di legge che ha molte firme, le modalità con cui affrontare la battaglia politica parlamentare, i tempi e le forme, mi aspetto siano oggetto di un confronto e di una discussione. Così si fa, sono certo che così andrà”, avverte. “Il tentativo di Meloni di dividere il fronte c’è, ma onestamente non credo che accadrà. Ma dobbiamo evitare di cadere in queste trappole”, conclude Mari.

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