Per il ritorno in Serie A servono i botti. Magari ripartendo proprio da dove la precedente società non era riuscita: dal Belgio. Il presidente Colombo nel 1980 era stato a un passo da Ceulemans, per poi vederlo sfumare: Farina non vuole che si ripeta la beffa con Eric Gerets. Sì, il Milan 40 anni fa era appena tornato in A e la dirigenza per migliorare la squadra, con la possibilità di tesserare solo due stranieri punta da un lato sul capocannoniere della Premier League, Luther Blissett, dall’altro al capitano dello Standard Liegi e pilastro della nazionale belga, “il Leone di Rekem” Eric Gerets.

Nominato calciatore belga dell’anno nel 1982 e vincitore di due campionati consecutivi con lo Standard Liegi di Goethals, il Milan si fionda sul difensore per strapparlo al Colonia che pure lo segue con un certo interesse: un miliardo e 300 milioni di lire per il cartellino, un ricco ingaggio da 750 milioni di lire all’anno e “il leone” arriva alla corte di Castagner. L’esordio in Serie A è da incubo, con quattro scoppole rimediate al Partenio di Avellino, ma Gerets mostra subito di essere un calciatore di assoluto livello (secondo il Patron Farina “il miglior terzino al mondo”), nella seconda partita contro il Verona: con la fascia da capitano al braccio spinge e mette in difficoltà gli scaligeri, segna un gran gol di testa e mostra affiatamento coi compagni.

D’altronde è uno sveglio: parla diverse lingue e già subito dopo la firma del contratto coi rossoneri comincia a studiare italiano. Il Milan è altalenante e a novembre è a metà classifica: Gerets dà il massimo ma arriva un infortunio che lo tiene fuori per tre mesi. Rientra a febbraio, ma l’anno appena cominciato è tutt’altro che positivo per i belgi: se da un lato Coeck, principale acquisto dell’Inter, è tormentato dagli infortuni per Gerets si profila un vero e proprio terremoto.

Ci sono le nazionali, ed Eric è ovviamente convocato per l’amichevole di preparazioni agli Europei che si giocherà allo stadio Re Baldovino contro la Germania Ovest. Quella gara il “Leone” non la giocherà mai: nel ritiro delle Furie Rosse arriva la polizia, e vuole che Eric vada con loro. Resterà sotto torchio per 12 ore. Il motivo? Quasi due anni prima il suo Standard era a un passo dal vincere il campionato e all’ultima ospita il Waterschei, squadra modesta e senza più obiettivi di campionato, ma Goethals sente puzza di beffa da parte dell’Anderlecht, così si decide di mandare il capitano Eric a parlare con gli avversari promettendo qualcosa come 400mila franchi belgi, una mancetta da meno di 20mila euro, per perdere con due gol di scarto.

Gerets ammette tutto, anche perché in patria il reato è caduto in prescrizione, e Giussy Farina che prima era tranquillo che fossero “tute bae” sa che sull’etica, dopo quanto accaduto nel recente passato, non si può transigere ed è categorico. Pur concedendo a Gerets l’attenuante “di essere un soldato che ha sbagliato ad obbedire” il presidente non lascia scampo “Con il Milan non può più giocare”: il terzino viene licenziato ed è celebre l’immagine che lo vede lasciare Milanello in lacrime. Torna a giocare in Olanda: una parentesi al modesto Maastricht dove dimostrerà di essere ancora un forte difensore guadagnandosi la chiamata del Psv con cui vincerà la Coppa dei Campioni nel 1988 e sei campionati d’Olanda consecutivi.

Lasciato il calcio nel 1992 si cimenterà come allenatore, collezionando anche risultati importanti: sulla panchina del modesto Lierse vincerà nel 1997 il titolo belga che mancava da 37 anni e che tuttora è l’ultimo vinto dalla società giallonera. Si ripeterà con il Bruges nel 1998 e vincerà anche al Psv, al Galatasaray e nella società qatariota dell’Al Duahil. Di recente ha superato alcuni problemi di salute: una lieve emorragia cerebrale qualche anno fa e qualche complicazione correlata, con qualche caduta di troppo…ma il leone di Rekem ha dimostrato di sapersi rialzare.

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