Alla fine, dopo le critiche del presidente francese Emmanuel Macron e nonostante le conferme di Bruxelles, è stata lei stessa a rinunciare. L’economista statunitense Fiona Scott Morton, ex dirigente dell’amministrazione Obama, si è ritirata: non diventerà capo economista della Dg Concorrenza della Commissione Europea, alla luce delle “controversie politiche che si sono prodotte a causa della decisione di selezionare un non europeo per questo incarico”. La vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, via social, ha detto di accettare la decisione “con rammarico” e spera che “continuerà ad utilizzare il suo straordinario apparato di competenze per spingere per una forte applicazione della concorrenza”.

La nomina è stata ritenuta inopportuna da eurodeputati di diversi partiti e anche da esponenti di governo, sia per la sua nazionalità non Ue che per passati incarichi di consulenza che aveva svolto per grandi aziende Usa: la ministra francese agli Affari Europei Catherine Colonna si era detta “stupefatta” e Macron si era chiesto: “non c’è nessun grande ricercatore europeo che abbia le competenze accademiche per svolgere questo lavoro? Se questa è la nostra conclusione, è estremamente preoccupante e dobbiamo investire massicciamente nella ricerca accademica in economia. Sarei abbastanza aperto a questa configurazione se vedessi gli americani assumere un ricercatore europeo”, “o se i cinesi facessero lo stesso”.

Pochi giorni fa la portavoce dell’esecutivo comunitario europeo, Dana Spinant, aveva assicurato che la decisione era presa. “La Commissione ha ricevuto solo undici curricula, di cui un numero ridotto ha avuto accesso alla fase di colloquio con Vestager, e Morton ha dimostrato di essere la migliore candidata”, ha spiegato. “Per prevenire problemi di conflitto d’interessi Morton non potrà lavorare a casi su cui ha lavorato in passato e per due anni non potrà lavorare su casi di compagnie con cui ha avuto precedenti collaborazione”. A Morton sarebbe però stato affidato dunque anche il compito di regolamentare la presenza nel mercato Ue dei colossi tecnologici americani, un dossier che chiave nell’agenda della commissione e che ha portato a diverse frizione con Washington in passato come nella fasi d’approvazione di due importanti testi come il Digital Market Act ed il Digital Service Act, pensati per ridurre lo strapotere delle Big Tech Usa in Ue.

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