E’ la prima maturità che torna alla normalità, all’epoca pre-Covid. Domani mattina si parte. Alle 8,30 536.008 studenti (521.015 candidati interni, 14.993 gli esterni) affronteranno la prima prova scritta: il classico tema. Giovedì ci sarà la seconda che riguarderà le discipline caratterizzanti i singoli percorsi di studio e poi il tanto temuto colloquio. Nonostante le proteste degli studenti, il ministro leghista dell’Istruzione e del merito. Giuseppe Valditara, ha tirato dritto per la sua strada “archiviando” la prova light degli anni del Covid.

Lo svolgimento delle prove Invalsi è tornato ad essere requisito di ammissione. L’unica deroga riguarda i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto) che non è requisito di ammissione all’esame. A sostenere solo l’orale saranno i ragazzi dei Comuni colpiti da alluvione in Romagna. A valutare gli studenti saranno 14 mila commissioni – composte da un presidente esterno, tre membri esterni e tre interni – per un totale di 27.895 classi. Dunque, si torna alle tre prove scritte.

La prima che serve a verificare la padronanza della lingua italiana ha una durata massima di sei ore. I candidati possono scegliere tra tipologie e tematiche diverse.
La seconda riguarda una o più delle discipline che caratterizzano il corso di studi: latino per il classico; matematica per lo scientifico e inglese per il linguistico.
Nel 2023 quest’ultima torna ad essere nazionale: la traccia viene decisa a Roma mentre lo scorso anno era stata elaborata dalle singole commissioni d’esame.
Negli istituti professionali di nuovo ordinamento, invece, la prova è sulle competenze e non sulle discipline: viale Trastevere fornisce la “cornice nazionale generale di riferimento” mentre le commissioni costruiscono le tracce declinando le indicazioni ministeriali secondo lo specifico percorso formativo attivato dalla scuola.
Terza prova scritta, invece, solo per le sezioni Esabac (è un doppio diploma di istruzione secondaria superiore italo-frances) e per le scuole della Regione autonoma Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano, per le scuole con lingua d’insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno/italiano del Friuli Venezia Giulia.

Per tutti c’è l’orale dopo gli scritti: il colloquio che riguarda anche l’educazione civica da qualche anno è in chiave multi e interdisciplinare. Prenderà il via da uno spunto iniziale (un’immagine, un breve testo, un breve video) scelto dalla commissione mentre il candidato esporrà mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale. Il Ministero sul suo sito dedicato alla maturità sottolinea una novità: “In coerenza con quanto definito nelle Linee guida per l’orientamento, emanate in attuazione della riforma prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il colloquio assume un valore orientativo: data la sua dimensione pluridisciplinare, mette il candidato in condizione di approfondire le discipline a lui più congeniali. Per tale motivo, la commissione d’esame tiene conto delle informazioni inserite nel curriculum dello studente.

Per quanto riguarda i voti si parte dallo scrutinio finale del consiglio di classe che attribuisce il punteggio per il credito maturato nel secondo biennio e nell’ultimo anno fino a un massimo di 40 punti: 12 punti per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto anno. La valutazione sul comportamento concorre alla determinazione del credito scolastico”.

Il voto finale della maturità, espresso in centesimi, è così suddiviso: massimo quaranta punti per il credito scolastico, massimo venti punti per il primo scritto, massimo venti punti per il secondo scritto, massimo venti punti per il colloquio. La commissione poi può assegnare fino a cinque punti di “bonus”. Dalla somma di tutti questi punti risulta il voto finale: da 100 con la possibilità della lode a sessanta.

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