Emergono nuovi particolari sulla vicenda dei documenti top secret trovati dall’Fbi all’interno della residenza dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, il giorno prima della famosa perquisizione dei federali nella casa del tycoon alcuni suoi dipendenti hanno spostato scatoloni con altri file riservati: un tempismo che, secondo gli investigatori impegnati a svolgere le verifiche sul comportamento dell’ex presidente nel corso del suo mandato alla Casa Bianca, potrebbe essere spiegato come una possibile ostruzione all’inchiesta in corso.

Secondo quanto si legge, Trump e i suoi collaboratori hanno anche effettuato una “prova generale” per lo spostamento dei documenti sensibili ancor prima che il suo ufficio ricevesse il mandato del maggio 2022, come se la possibilità di una perquisizione fosse stata messa sul tavolo fin dall’inizio. I pubblici ministeri hanno inoltre raccolto prove secondo cui Trump a volte conservava documenti riservati nel suo ufficio in un luogo dove erano visibili e talvolta li mostrava ad altri.

Nel corso del blitz del Federal Bureau erano stati ritrovati centinaia di documenti che oggi sono in mano al Dipartimento di Giustizia americano che sta svolgendo tutte le verifiche del caso. Tra questi non c’erano solo file desecretati, come invece dichiarato da Trump, ma più di 300 documenti top secret e tra questi 700 pagine secretate al più alto livello solo negli scatoloni prelevati in gennaio dagli Archivi Nazionali. Pagine alle quali il Dipartimento di Giustizia e il Bureau avrebbero avuto accesso solo a maggio, facendo scattare l’allarme per recuperare il prima possibile tutti i documenti ancora in circolazione e in grado di mettere a rischio, se in mani sbagliate, la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

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