Prima Vodafone, ora British Telecom che moltiplica per cinque. La società inglese di telefonia ha annunciato che taglierà fino a 55mila posti entro il 2030, ossia circa la metà delle 130mila persone che oggi lavorano nel gruppo. Solo due giorni fa l’altro colosso britannico ha presentato un piano da 11mila licenziamenti nel giro di tre anni, di cui un migliaio nella divisione italiana. La società conta di fare affidamento “su una forza lavoro ridotta e costi significativamente ridotti”, ha dichiarato l’amministratore delegato di BT Philip Jansen. Fino a un quinto dei tagli riguarderà i servizi ai clienti e il personale in esubero verrà sostituito dall’utilizzo di nuove tecnologie tra cui l’intelligenza artificiale. L’annuncio di Bt è stato fatto dopo la pubblicazione dei risultati annuali, con un calo del 12% dei profitti a 1,7 miliardi di sterline. Il titolo perde il 7,5% alla borsa di Londra. Anche l’annuncio dei tagli di Vodafone è giunto in concomitanza della presentazioni di risultati inferiori alle attese. British Telecom è presente anche in Italia con una divisione che si concentra sui servizi alle aziende in cui lavorano un migliaio di persone.

Secondo i sindacati del settore nel settore italiano delle tlc sono a rischio circa 20mila posti su 120 mila. Le organizzazione dei lavoratori ritengono che il settore sia giunto ormai ad un “bivio drammatico” poiché “il modello industriale è sbagliato” e i governi sono stati miopi nella gestione di un settore “fortemente strategico”. Oggi Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno invitato il gruppo francese Iliad a non sfuggire alle relazioni sindacali. Iliad “non retribuisce abbastanza i suoi lavoratori e non dà loro regole certe. La fase di start-up è ampiamente superata”, scrivono dopo un incontro con l’amministratore delegato Benedetto Levi. I sindacati hanno annunciato una serie di assemblee per avviare un percorso di mobilitazione e ottenere “il giusto riconoscimento economico, professionale e normativo alle lavoratrici ed ai lavoratori di Iliad”. Riduzioni dell’organico sono state annunciate anche da Ericsson. Più in generale i sindacati ricordano come da mesi vada avanti un “surreale” tavolo tecnico presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, nel quale è completamente assente la voce dei rappresentanti dei lavoratori, e dove si fatica ad immaginare di cosa si dibatta”.

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