A Pinerolo, nel torinese, esiste un complesso di edifici di archeologia industriale che potrebbero essere abbattuti per far posto ad un nuovo quartiere. Si tratta dell’ex merlettificio Turk, in un’area a verde spontaneo di 0ltre 64mila metri quadrati, tra il canale Moirano che ne assicurava la funzione e il torrente Lemina. Un lungo edificio di tre piani a manica semplice realizzato tra il 1764 e il 1765, ampliando il più antico Follone, cioè la zona destinata alla lavorazione della lana, con lo scopo di riunire le diverse lavorazioni. La denominazione Turk fa riferimento alla famiglia che nel 1930 rileva la fabbrica e continua le lavorazioni sotto la denominazione di “Merlettificio Turk” fino al 1975. A parte i cortili che negli anni Ottanta hanno ospitato le autorimesse dell’Acea, da allora inizia l’abbandono. Che ha comportato la perdita delle attrezzature interne. Con un evento che ha compromesso seriamente la stabilità della struttura, dei solai e delle coperture dell’ala ovest. L’incendio, doloso, risale a ottobre 2013. Prima e dopo, diverse relazioni delle parti interessate, ma nessuna azione concreta.

L’amministrazione comunale guidata dal 2016 dal sindaco grillino Luca Salvai e i proprietari vorrebbero trasformarlo in un’area residenziale. Nel PRG (Piano regolatore generale comunale) di Pinerolo approvato a marzo 2016 l’area è destinata a residenza. E lo strumento urbanistico esecutivo promosso dall’amministrazione in accordo con i proprietari, così come anche la conseguente bozza di protocollo d’intesa stipulato dal Comune con la proprietà, lo permetterebbe. Ma non esiste nulla di certo. Definitivo. A parte la Relazione illustrativa aggiornata a maggio 2021, nella quale però mancano indicazioni tutt’altro che accessorie, come quelli alle altezze, che solo in maniera approssimativa possono desumersi dalla Restituzione grafica tridimensionale inclusa nella Relazione. In ogni caso è prevista la demolizione e ricostruzione degli edifici. Dodici palazzine “in linea” e due case “alte” nove piani, per una superficie lorda di pavimento compresa tra i 30.564 e i 34776 metri quadrati, secondo la Sintesi dei temi progettuali inclusa nella Relazione illustrativa. Un “costruito” compreso in 32.462 metri quadrati di parco.

Intanto a gennaio è stata intrapresa la pulizia dell’area, con l’eliminazione “degli arbusti, ma non degli alberi di alto fusto e, soprattutto delle tonnellate di rifiuti. Un’operazione per la quale non è necessaria alcuna autorizzazione o permesso”, ha detto il sindaco Salvai. Che ha aggiunto come “la convenzione per avviare i cantieri non è ancora stata firmata. Per farlo abbiamo chiesto che i proprietari si unissero in un soggetto unico, una società o un consorzio per facilitare il dialogo. Auspichiamo che questo passaggio venga fatto a breve”.

Ma ad ottobre 2021 una parte del complesso, quella del cosiddetto Follone, è stata dichiarata di interesse artistico e storico dal Segretariato Generale per il Piemonte del Ministero della Cultura. Misura che la Soprintendenza nel 1996, in risposta ad una Relazione storica commissionata dal Comune, non aveva adottato per l’intero complesso “pur ritenendo che il complesso rivesta caratteristiche urbanistico-ambientali tali da consigliare il mantenimento di elementi architettonici particolari o di corpi parziali che possano ricordare il sito industriale …”.

Tra molte incertezze, un elemento fermo. L’operazione di abbattimento e ricostruzione non piace a tutti. Di certo, proprio alla Soprintendenza, che sollecitata lo scorso marzo da Dario Mongiello, consigliere comunale della Lista Pinerolo trasparente e Direttore di Vocepinorelese.it, ha scritto ai proprietari dell’immobile e al sindaco. Richiamando la proprietà “al rispetto degli obblighi conservativi” e invitandoli “a provvedere con sollecitudine alla messa in sicurezza ed alla protezione degli elementi materiali del bene attraverso coperture in teli o lamiera o altri elementi provvisionali utili a garantire l’idonea conservazione del bene fino alla esecuzione dei futuri interventi di recupero”. Soprintendenza, alla quale più volte ilfattoquotidiano.it si è rivolto per avere una dichiarazione, non ricevendo però mai risposta.

L’abbattimento non piace neppure a Italia Nostra (associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali) che da più di un decennio si batte per la salvaguardia dell’edificio più importante della storia industriale dell’intero pinerolese. “Non possiamo obiettare sul fatto che si possa costruire nell’area del merlettificio, dal momento che lo stabilisce il Piano Regolatore Generale. Semmai riteniamo che la capacità edificatoria risulti abnorme, anche in considerazione dell’andamento demografico della popolazione almeno dal 2013 e del numero delle abitazioni non utilizzate”, spiega a ilfattoquotidiano.it Maurizio Trombotto, Presidente della sezione locale di Italia Nostra. Che ha anche lanciato una petizione per “salvaguardare l’archeologia industriale di Pinerolo e lo sky line della città”.

“E’ una follia abbattere il Turk! Costituisce una testimonianza della storia di Pinerolo”, spiega a ilfattoquotidiano.it Dario Mongello. Che aggiunge come “l’amministrazione comunale vuole fortemente che l’operazione si realizzi. Per trovare una soluzione al riutilizzo di un’area da decenni abbandonata. Peccato che si tratti di una soluzione sbagliata. Non si cancellano i luoghi identificativi”.

Gli schieramenti sembrano essere definiti. Da una parte l’Amministrazione comunale e la proprietà. Dall’altra tutti gli altri, a partire dalle associazioni ambientaliste. Che temono che in città si realizzi un nuovo scempio che vada ad aggiungersi al Grattacielo di via Chiappero, costruito nel 1959.

Foto: credits “Archivio Italia Nostra Pinerolo”

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