Mentre da Genova, alla cerimonia per la posa della prima pietra della nuova diga, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini parla ancora del futuro ponte sullo Stretto come un “sarà un modello di ingegneria, di bellezza e di ricchezza a livello europeo”, in Calabria i ponti cadono a distanza di appena nove anni dalla costruzione. Come il viadotto “Ortiano 2” della Sila-mare, la strada statale 177, che ricade nel territorio del comune di Longobucco, in provincia di Cosenza. Fortunatamente non ci sono state vittime, perché – come ha spiegato il presidente della Regione Roberto Occhiuto – “l’Anas ha chiuso il tratto e quindi ha impedito che passassero mezzi di cantiere e automobili. Altrimenti oggi commenteremmo una tragedia”.

La situazione, però, è un po’ più complicata. Perché se da una parte l’Anas è vero che ha chiuso la strada, dall’altra, stando a quanto sostiene il consigliere regionale del Movimento cinque stelle Davide Tavernise, lo ha fatto appena un’ora prima del crollo. Fino ad allora, macchine e camion potevano transitare regolarmente sul ponte “Ortiano 2”. Anche per questo la Procura di Castrovillari ha sequestrato il viadotto e ha aperto un fascicolo per risalire alle eventuali responsabilità, non solo sul crollo, ma anche sullo stato di una strada che è cantierizzata dal 1991 e non è mai stata ultimata, nonostante la spesa complessiva finora abbia superato gli oltre ottanta milioni di euro. Solo per il tratto Mirto-Crosia-Longobucco era stato previsto un finanziamento di 22,4 milioni di euro, parte dei 923 milioni del “Piano per la Calabria” previsto dalla delibera Cipe 62/2011. Di questi, inoltre, 5 milioni e 400 mila euro dovevano servire per il “completamento dei lavori per il collegamento IV lotto I stralcio” e 17 milioni di euro per il “collegamento IV lotto II stralcio”.

Il viadotto rientra in un tratto che è stato inaugurato nel 2014, ai tempi del governatore di centrodestra Giuseppe Scopelliti e del suo vice Pino Gentile, all’epoca assessore ai lavori pubblici. Al netto degli eventuali problemi di progettazione e costruzione – su cui spetterà ai magistrati fare luce – in questi anni il ponte necessitava di manutenzione, che evidentemente non è stata fatta o è stata fatta male, se per farlo crollare sono state sufficienti un po’ di pioggia e la piena del fiume Trionto. Eppure i rischi di quel tratto della Sila-Mare erano ben noti a tutti. Anche al presidente Occhiuto, che il 27 marzo scorso ha ricevuto un’interrogazione del consigliere Tavernise, il quale gli aveva chiesto se la “Regione Calabria sia a conoscenza delle criticità emerse e quali iniziative intenda assumere per dare impulso al completamento dell’intera opera, accelerando la consegna dei lavori relativi al quarto lotto secondo stralcio e avviando una tempestiva interlocuzione con Anas per conoscere l’esatto cronoprogramma degli interventi relativi al quinto lotto”.

Quell’interrogazione Tavernise ce l’aveva in tasca, e l’ha sventolata durante il sopralluogo sul luogo del crollo, dove ha avuto uno scontro con il governatore, a cui ha contestato di aver elogiato il comportamento dell’Anas (“Se non ci sono state vittime è grazie all’Anas”). Il consigliere gli ha ricordato che “a novembre ci sono state le prime avvisaglie e l’Anas da novembre fino ad oggi non ha fatto niente. Il giorno dopo è facile venire a fare le passerelle. Le cose bisogna anche prevenirle. Il viadotto è crollato perché non sono stati fatti i mini-plinti sotto il pilone principale, in modo tale da rendere più ferma la struttura. Invece che hanno fatto? Hanno fatto il pilone, ma hanno messo una base di cemento sul letto del fiume ed è finita lì. Ieri ha piovuto tanto, il corso dell’acqua sbatteva di continuo su questa base e il pilone si è spostato rispetto all’altro, quindi il viadotto è venuto giù. La manutenzione dell’Anas non c’è stata assolutamente”. Se le cose stanno realmente così lo chiariranno presto i pm di Castrovillari.

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