“Non chiediamo poltrone, ma non potevamo lasciare che quasi il 10 per cento dei votanti restasse senza un’indicazione. Per senso di responsabilità abbiamo cercato un accordo per il ballottaggio. E lo abbiamo trovato perché c’è convergenza sui programmi, su ciò che va fatto per Udine”. Domenico Liano, consigliere comunale uscente del Movimento Cinque Stelle spiega così la convergenza sulla candidatura dell’ex rettore Alberto Felice De Toni al secondo turno delle Comunali del 16 e 17 aprile. Non si tratta di un apparentamento formale, che avrebbe comportato l’inserimento nella scheda delle nuove liste alleate, anche perché pare che il Partito Democratico non gradisse, visto che in quel caso avrebbe perso un seggio a favore del M5s. Eppure l’intesa è stata raggiunta e sottoscritta da parte di De Toni e di Ivano Marchiol, dipendente regionale, che si era presentato appoggiato, oltre che dai grillini, anche dalla sua lista civica Spazio Udine e da Udine Città Futura (Rifondazione e Open dell’ex sindaco Fulvio Honsell).

Una svolta perché il primo turno ha indicato che il sindaco uscente Pietro Fontanini, leghista di lungo corso, è al primo posto, con il 46,2 per cento, avendo ottenuto 19.524 voti. Non gli sono bastati per sfondare la soglia del 50 per cento, anche se ha lasciato a poco più di 6 punti percentuali De Toni, che ha incamerato 17.762 voti, pari al 39,7 per cento. La forchetta di 2.800 voti è importante, ma potrebbe non bastare a Fontanini, visto che è entrato ora in gioco il terzo incomodo. Marchiol, infatti, ha preso 3.903 voti, pari al 9,2 per cento. I ballottaggi non si fanno mai con il pallottoliere, eppure il pacchetto può pesare perché è frutto dell’impegno nei quartieri della città. Insomma, potrebbe fare la differenza, considerando che Fontanini non è riuscito a concludere un’intesa con il quarto candidato, Stefano Salmè, con una lista civica no-vax, il quale ha invitato i suoi a non andare ai seggi.

“Ci siamo trovati di fronte a un dilemma: come non disperdere il lavoro che abbiamo fatto per anni nell’individuazione dei problemi e nella proposta di soluzioni a servizio dei cittadini” spiega Marchiol. “Ci siamo chiesti quale dei due candidati sia maggiormente in grado di accogliere i nostri punti di programma e lo abbiamo trovato, convintamente, in De Toni. Per questo abbiamo firmato un accordo su alcuni punti del nostro programma”. Quali? “Il progetto di trasformare i quartier di Udine in centri di aggregazione sociale, non solo in dormitori. Poi una mobilità dolce, creando una rete ciclabile sicura. Oppure nella creazione di parchi di quartiere come luoghi in cui la gente possa incontrarsi”.

Senza un apparentamento formale, i Cinquestelle hanno risolto un problema di “dignità politica” (così la definisce Liano), ovvero non hanno mescolato il loro simbolo a quello di Matteo Renzi e Carlo Calenda, che il Pd e De Toni avevano privilegiato facendo il cartello elettorale. La scommessa puntava ai quasi 6mila voti (pari al 12,82 per cento) che alle politiche di settembre Italia Viva e Azione avevano raccolto. In realtà si è trattato di un bluff, visto che il cosiddetto Centro è precipitato al 4,3 per cento. “Qui non stiamo parlando di posti di potere – conclude Liano – ma di lanciare un segnale di speranza, ovvero dimostrare che in politica ci sono persone serie che si impegnano sui temi concreti di una città”.

Dal canto suo, Fontanini ha pagato lo scotto di alcuni giorni di malattia, che lo hanno tenuto lontano da mercati, piazze e strade di Udine. Il centrodestra ha già attivato il “soccorso verde”, con l’arrivo sia del ministro Matteo Salvini che del governatore Massimiliano Fedriga, appena riconfermato in Regione Friuli Venezia Giulia. La candidatura è nel segno della continuità. Infatti, lo slogan scelto è: “Scegli chi ha fatto. Scegli chi farà!”. Fontanini ha lanciato un appello finale che strizza l’occhio ai no-vax: “Mi rivolgo a tutti i cittadini che si sentono sfiduciati e poco motivati a recarsi alle urne e a tutti coloro che specialmente durante la pandemia si sono sentiti incompresi nei loro diritti di libertà personali. Chiedo aiuto a quelle persone che pensano che il loro voto non conti. Anche un solo voto conta!”. Ne sa qualcosa proprio lui che nel 2018 batté il candidato del centrosinistra per una bazzecola di 270 schede.

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