“Smettetela di seppellirmi prima del tempo. Morire non è assolutamente nei miei piani“. Così recita il lungo messaggio pubblicato su Telegram da Elvira Vikhareva, l’attivista dell’opposizione russa avvelenata con sali di metalli pesanti. La donna spiega di aver taciuto sulla sua condizione per “timori ragionevoli e giustificati per l’incolumità della mia vita e di coloro che mi sono vicini oggi”, e chiede ai giornalisti di “trattare con comprensione” la sua situazione. Infine lancia un appello a chi leggerà il suo messaggio: “Il Paese è governato da assassini e codardi, ora lo so meglio di chiunque altro, sulla mia pelle. Il loro potere si basa sul dispotismo e sulla paura. Dobbiamo essere forti di fronte al nemico”.

L’attivista, 32 anni, si rivolge a chi l’ha avvelenata: “Non sperate, non rinuncerò alla mia posizione, non mi nasconderò in un angolo aspettando compassione e non starò zitta“. Ringrazia, invece, chi si preoccupa per lei e le chiede di lasciare la Russia, ma chiede loro di non fare di lei “un eroe o una vittima del regime” perché, “come molti altri, ho scelto da tempo la direzione e so che è ricoperta di mine”. E aggiunge che “per ora intendo restare in Russia”.

Poi si rivolge a chi non fa opposizione per paura, dicendo che “questo è ciò che vuole Putin e il suo apparato”, e bisogna dimenticare la “frase tossica” spesso ripetuta in questi casi: “Non dipende da me”. “Se vogliamo respirare dobbiamo continuare a resistere – afferma – l’indifferenza è figlia della guerra e del caos, e oggi ne stiamo raccogliendo i frutti”.

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