Gli effetti delle sanzioni? “In qualche giorno porteranno al collasso”, assicurava Enrico Letta il 5 marzo 2022. Inviare armi offensive? “Non scherziamo. Si chiamerebbe Terza Guerra Mondiale”, tuonava Joe Biden il 12 marzo. Mentre Ursula von der Leyen, già il 24 febbraio, era certa che l’Unione europea avrebbe reso “impossibile” a Vladimir Putin “continuare con l’azione”. Un’azione, o meglio aggressione, che dura ancor oggi ma che secondo i russi non doveva nemmeno iniziare: “La guerra è solo nella mente di statunitensi e britannici”, giurava il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov a pochi giorni dall’inizio dell’invasione. Fino alla fandonia delle fandonie di Putin: “Loro hanno fatto cominciare la guerra, noi usiamo la forza per fermare guerra”. A rileggerle adesso le promesse, le bugie e le giravolte dei leader mondiali e nazionali fanno venire paura. Mentre la guerra in Ucraina continua e la pace è sempre più lontana, basta confrontare i fatti con le parole dell’ultimo anno per rendersi conto di come la Terra sia davvero in mano a dei “pazzi” (papa Francesco dixit) o, se preferite, a dei pericolosi e menzogneri incompetenti. Eccone una carrellata.

LE SANZIONI PIEGANO LA RUSSIA?

L’anatema di Letta
“Sono le più dure mai comminate e in qualche giorno porteranno al collasso l’economia russa”, dice Enrico Letta sulle sanzioni decise, che “sono veramente devastanti, non dobbiamo ogni giorno fare il rilancio”. Sempre Letta, una settimana dopo, aveva già cambiato idea: “Bisogna resistere, far sì che ci sia il tempo perché le sanzioni facciano il loro corso, perché le sanzioni metteranno in ginocchio Putin e la Russia di Putin, sono sicuro di questo”. Da “qualche giorno” ad attendere che “facciano il loro corso”, intanto è passato un anno. (5 marzo e 12 marzo)

L’impatto “devastante” di Gentiloni
Le sanzioni contro la Russia, che la Ue ha adottato “con un’unità impressionante e con una risposta forte e veloce”, avranno “un impatto devastante sull’economia russa e già lo stanno avendo, con il rublo crollato del 40% sul dollaro e le previsioni per una recessione e un’inflazione a doppia cifra”, dice il Commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, durante il Bloomberg Italy Capital Markets Forum. Il rublo è torna allo stesso tasso di cambio pre-guerra, l’inflazione galoppa più o meno come nei Paesi occidentali, la recessione c’è ma non in doppia cifra. (23 marzo)

L’impatto di Gentiloni/2
“Io non ho mai pensato, e neanche il governo ucraino, che con le sanzioni avremmo, nel giro di poche settimane o mesi, fermato i carri armati russi. Penso che chi avesse questa illusione, sottovalutasse il fatto che Putin deve uscire da questa sua guerra d’invasione con un qualche negoziato ma difficilmente ne uscirà dichiarando la propria sconfitta”, afferma Paolo Gentiloni intervistato dal direttore de La Stampa Massimo Giannini. Una visione assai diversa da quella von der Leyen, che già il 24 febbraio diceva: “L’Ue renderà al Cremlino impossibile continuare con la azione. Più tardi presenteremo un pacchetto di sanzioni massicce e mirate”. (3 giugno)

Ahia, le sanzioni
“Le sanzioni faranno molto male alla Russia”, diceva dice l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Ue Josep Borrell. “Gli sforzi diplomatici continueranno – aveva aggiunto – Dobbiamo prevenire ad ogni costo il conflitto. Abbiamo ora ricevuto la richiesta dell’Ucraina di aiutarli nell’affrontare attacchi cyber e noi manderemo una missione” per questo. Per carità, le sanzioni non sono state acqua fresca, tutt’altro, ma dopo un anno la Russia è ancora in piedi perché si era preparata alla reazione. Del resto, nelle stesse ore, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, diceva: “Non ricordo un solo giorno in cui il nostro Paese ha vissuto senza alcuna restrizione da parte del mondo occidentale. Abbiamo imparato a lavorare in tali condizioni. E non solo a sopravvivere, ma a anche sviluppare il nostro Stato”. (22 febbraio)

La previsione di von der Leyen
La Russia sta invadendo l’Ucraina e Ursula von der Leyen avvisa: “L’Ue renderà al Cremlino impossibile continuare con la azione. Più tardi presenteremo un pacchetto di sanzioni massicce e mirate. Saranno sanzioni finanziarie molto dure, avranno un impatto molto pesante sull’economia russa e andranno a sopprimere la crescita della Russia, ad erodere la sua base industriale. Vedremo molti capitali uscire dal Paese. Limiteremo l’accesso di Mosca alle tecnologie chiave”. Obiettivo riuscito a metà: impatto economico, base industriale erosa, capitali usciti dal Paese, tecnologie chiave limitate. Ma il Cremlino, un anno dopo, sta continuando la sua azione. Del resto, nelle stesse ore, l’Ispi avvisava in una sua analisi: “Le sanzioni funzionano? Poco, e solo a certe particolari condizioni. Attingendo all’esperienza di oltre un secolo di storia, dalla Prima guerra mondiale ai giorni nostri, si scopre che le sanzioni economiche hanno raggiunto il loro obiettivo solo un terzo delle volte. E ancora meno spesso (il 25%) quando lo scopo era quello di dissuadere o fare cessare azioni militari”. (24 febbraio)

Salvini unchained
La campagna elettorale, il terreno preferito di Matteo Salvini. Il 12 luglio: “Oggi ho studiato i dati delle sanzioni contro la Russia, è l’unico esempio al mondo in cui chi fa una sanzione soffre e chi è sanzionato incassa. La Russia non ha mai avuto un avanzo commerciale così alto nella storia e il rublo non è mai stato così apprezzato. E le famiglie italiane ne pagano le conseguenze”. Il 23 agosto: “Sulle sanzioni alla Russia bisogna guardare i numeri: l’avanzo commerciale della Russia è 70 miliardi di dollari, per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna. Chiedo di valutare l’utilità dello strumento”. Tre giorni dopo: “Ieri l’ho letto perfino sull’Economist, perché se lo dice Salvini è un problema, se lo scrive l’Economist allora è giusto: le sanzioni non stanno fermando la guerra”. Ancora, 6 settembre: “L’idea sulla guerra quale sarebbe? Noi continuiamo con le sanzioni; tu ti arrendi, fermi i carrarmati, ti ritiri e la smetti di rompere le scatole al mondo. I primi 6 mesi di sanzioni alla Russia hanno provocato questo effetto? No”. Il 17 settembre, Giorgia Meloni: “Non sono d’accordo con chi dice che le sanzioni non stanno funzionando. Le sanzioni sono lo strumento più efficace che abbiamo nell’attuale contesto”. Infatti dopo il 25 settembre, sedutosi sulla poltrona, Salvini ha smesso di parlare. (tra luglio e settembre)

Sanzioni “alla cieca”
Elisabeth Svantesson, ministro delle Finanze svedese: “Credo che dobbiamo essere onesti. Sappiamo che le sanzioni alla Russia hanno degli effetti, ma non sappiamo esattamente quali essi siano”. Le sanzioni “alla cieca” e decine di affermazioni sulle conseguenze imminenti, devastanti e definitive delle misure decise dall’Occidente. Effetti probabilmente destinati a manifestarsi nel tempo, ma finora non ancora del tutto tangibili. (14 febbraio 2023)

LA DIPLOMAZIA, TRA FALLIMENTI E TATTICA

Missile ‘senza padre’ in Polonia
Enrico Letta, segretario del Pd, attacca dopo il missile caduto in Polonia: “A fianco dei nostri amici polacchi in questo momento drammatico, carico di tensione e di paure. Quel che succede alla Polonia succede a noi”. Carlo Calenda, leader di Azione, ci mette il carico: “La follia russa generata dalle pesanti sconfitte continua. Siamo con la Polonia, con l’Ucraina e con la Nato. La Russia deve trovare davanti a sé un fronte compatto. I dittatori non si fermano con le carezze e gli appelli alla pace”. Forti le paure dei Paesi baltici, i più esposti a potenziali nuovi attacchi di Mosca. Urmas Reinsalu, ministro degli Esteri estone: “L’Estonia è pronta a difendere ogni centimetro di territorio della Nato. Piena solidarietà al nostro stretto alleato, la Polonia”. Gitanas Nauseda, presidente della Lituania: “Ogni centimetro di territorio Nato dev’essere difeso”. Artis Pabriks, ministero della Difesa lettone: “Il regime criminale russo ha lanciato missili che hanno colpito non solo i civili ucraini, ma sono anche caduti sul territorio della Nato in Polonia”. A distanza di nemmeno 24 ore, il quadro è già più definito e molte dichiarazioni risultano avventate. È Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, a chiarire: “Le indagini sono in corso, gli esiti preliminari dicono che sia stato un missile ucraino”. Quindi tocca al presidente polacco, Andrzej Duda, mettere la pietra tombale: “Non è stato un attacco contro di noi”. I resti caduti in territorio polacco, infatti, risulteranno essere di un missile di fabbricazione russa, in uso agli ucraini, utilizzato da Kiev per intercettare un razzo di Mosca. (15-16 novembre)

Calenda e i segnali
Carlo Calenda in una serie di tweet: “Ammettere l’Ucraina nell’Ue mentre è in guerra con la Russia vuol dire andare in guerra con la Russia. Guerra, non sanzioni. La priorità è colpire duro con sanzioni e aiuti finanziari e militari per far cessare l’aggressione. Non favorire un’escalation che Putin cerca. La politica estera in tempo di guerra deve considerare ogni riflesso delle azioni che si annunciano. Non c’è spazio per azzardi e salti nel buio”. Concetto poi ribadito il 22 marzo, allargando il campo al post-guerra: “Non sono favorevole all’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Il continuo allargamento pregiudica la possibilità di costruire una Ue più integrata e aumenta il rischio di conflitto diretto con la Russia”. Quando il 23 giugno il Parlamento Ue vota sullo status di candidato di Kiev, chi si dice a favore? Calenda. “Alla fine ho votato a favore dello status di paese candidato per l’Ucraina. Sono normalmente contrario all’allargamento almeno finché non si eliminerà l’unanimità e si costruirà un’Europa a due velocità, ma l’Ucraina se lo è meritato combattendo. Non possiamo dirgli di no”. (28 febbraio e 24 giugno)

Le posizioni divergenti sulla Russia “umiliata”
L’Unione Europea non è “in guerra contro la Russia” ma “impegnata a preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina”, dice Emmanuel Macron alla chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo. Sottolineando che le condizioni per negoziare verranno stabilite dall’Ucraina, sottolinea che sarà necessario “non cedere alla tentazione di umiliazione, allo spirito di vendetta” nei confronti di Mosca. L’inquilino dell’Eliseo è sempre rimasto fermo su questa posizione. Ancora lo scorso 18 febbraio ha sottolineato di volere “la sconfitta della Russia” ma senza “schiacciarla”, aggiungendo che nessuna delle due parti può vincere completamente e gli europei saranno le principali vittime di un conflitto senza fine. Josep Borrell la pensa diversamente: “L’Ucraina deve vincere questa guerra e noi la sosterremo nel miglior modo possibile”. (da maggio in poi)

La controffensiva “bufala” secondo Mosca
Serghei Aksyonov, leader russo in Crimea: “La controffensiva ucraina su Kherson? Una bufala”. La solita propaganda di Mosca: in realtà, l’attacco dell’esercito di Kiev porterà alla riconquista di ampi territori del Donbass precedentemente occupati dai russi, che verranno ricacciati oltre la linea del Dnepr. (29 agosto)

Le profezie di Joe Biden
Il presidente americano, nell’arco di poche ore, riesce a fare tre previsioni che saranno smentite dal primo anno di guerra. “Sarà un disastro per la Russia se invade l’Ucraina”, esordisce. “Penso che Putin non voglia una guerra conclamata, ma che stia testando l’Occidente e la Nato per quanto può “, aggiunge poco dopo. E in serata: “Penso che Vladimir Putin intenda condurre in Ucraina non una guerra su larga scala ma una piccola incursione”. Un mese dopo sono poi stati in primis i servizi d’intelligence Usa ad allertare invece sull’imminenza dell’invasione, insieme agli 007 di Londra. (19 gennaio 2022)

Mosca mente e lancia l’amo…
La vagonata di bugie di Mosca inizia già due mesi prima dell’invasione. Vassily Nebenzia, rappresentante permanente di Mosca presso l’Onu: la Russia “esclude ogni possibilità di aggressione contro l’Ucraina. Sembra che voi stiate chiamando una guerra, che stiate aspettando che ciò accada, come se voleste che le vostre accuse si rivelassero vere”. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino: “Non è la prima volta che negli Stati Uniti vengono diffuse informazioni su un piano di invasione russa dell’Ucraina. Ma niente è accaduto”. Serghej Lavrov, ministro degli Esteri russo, nella sua telefonata con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, ha “negato che la Russia abbia intenzione di invadere l’Ucraina”. Quindi Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo: “Quando ascoltiamo le dichiarazioni della Casa Bianca e di Downing Street sul fatto che la Russia avrebbe intenzione di attaccare, ci rendiamo conto che lo possono dichiarare solo persone folli, che sono matte, che non hanno una morale e che fanno delle falsificazioni. Noi conosciamo cosa sono le guerre. Nel Novecento abbiamo avuto una guerra sul nostro territorio che ha portato via 20 milioni di vite dei nostri cittadini. Sappiamo che non c’è una cosa più preziosa della pace. Il nostro Paese non è mai stato un aggressore, non ha mai attaccato, lanciando o iniziando guerre mondiali”. E ancora Lavrov: “L’intera situazione non si sta sviluppando qui, nel territorio russo, si sta sviluppando nelle menti e nei mezzi di comunicazione dell’Occidente, soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna. Quindi, tutte le domande su come affrontare quella che chiamano un’escalation dovrebbero essere rivolte a loro”. Bugie su bugie sublimate da Putin nel discorso nel primo anniversario dall’inizio della “operazione militare speciale”, quando è arrivato a dire: “Loro hanno fatto cominciare la guerra, noi usiamo la forza per fermare guerra”. (gennaio-febbraio 2022)

e l’Alleanza ci casca
L’8 febbraio il presidente francese Emmanuel Macron, diretto a Kiev per incontrare Volodymyr Zelensky, afferma di aver avuto – in un colloquio con Vladimir Putin – la promessa “che non ci sia un peggioramento né un’escalation”. Quest’obiettivo, sottolinea, “per me è stato raggiunto”. Anche ad Ankara non credono a un’invasione. Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco: “I media occidentali hanno riferito che la Russia potrebbe invadere in qualsiasi momento. Gli Stati Uniti dicono che una guerra su larga scala potrebbe scoppiare presto. Ma le fonti russe e bielorusse con cui abbiamo parlato lo negano. Evitiamo di alimentare il panico”. Luigi Di Maio, allora ministro degli Esteri italiano, è certo dopo un colloquio con Lavrov: “Mi ha riferito che c’è tutta la disponibilità russa a trovare una soluzione diplomatica alla crisi. Alla luce di quanto riferitomi martedì a Kiev dal ministro Kuleba e oggi dal ministro Lavrov, c’è dunque la disponibilità da entrambe le parti a trovare una soluzione diplomatica”. È andata un po’ diversamente. (febbraio 2022)

LA CONTROFFENSIVA SULLE ARMI

Biden e le armi offensive: “Sarebbe guerra mondiale”
In una riunione dei Democratici a Philadelphia, il 12 marzo 2022, in un passaggio di un suo discorso disponibile sul sito della Casa Bianca, Joe Biden afferma: “Ma, sentite, l’idea – l’idea che invieremo armi offensive e che avremo aerei e carri armati e treni che entreranno in azione con piloti americani ed equipaggi americani, capite – e non illudetevi, indipendentemente da quello che dite – si chiama ‘Terza Guerra Mondiale’. Ok? Mettiamo le cose in chiaro, ragazzi. Quel vecchio modo di dire: ‘Non scherzare con chi scherza’”. Dopo gli Himars e i tank senza equipaggi, ora si discute di missili a lunga gittata dagli Usa e caccia dai Paesi europei. (12 marzo)

Calenda anti-escalation
“I missili antiaerei sono tipi di armi non individuali, sono strutture molto più grandi e riconoscibili, come i tank e come gli aerei da combattimento. Se noi manderemo questo tipo di armi, il rischio di escalation sarà molto più significativo”, avverte Carlo Calenda, leader di Azione, a Mattino 5 su Canale 5. Il 3 aprile ribadiva: “Fornire armi offensive pesanti (missili offensivi, carri armati e aerei) o peggio entrare direttamente in conflitto con la Russia non è utile agli ucraini e agli europei”. L’Italia ha poi fornito un sistema di difesa anti-aerea, gli alleati hanno inviato i tank: Calenda non pervenuto. (24 marzo e seguenti)

Letta: “Non possiamo fare di più”
“Non possiamo fare di più in termini di aiuti militari all’Ucraina: è duro da dire. È straziante sentire gli ucraini dire ‘con le vostre armi e i vostri aerei chiudete i nostri cieli’, anche ieri alla manifestazione. Sappiamo che è difficile ascoltare e interagire con questa domanda. Per questo dobbiamo rispondere con l’accoglienza, aiutare i ricongiungimenti, con un sistema accelerato”, afferma il segretario del Pd Enrico Letta a Radio Immagina. Sono seguiti altri cinque pacchetti di aiuti militari, sempre più robusti, difesi strenuamente dal Pd e da Letta. (7 marzo)

Tajani e il “mai sistemi antiaerei”
“Noi siamo sempre stati contrari a inviare armi come carri armati o aerei”, dice il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ospite di ‘Oggi è un altro giorno’ su Rai1. Alla domanda se questa posizione non è cambiata, Tajani ha confermato: “Assolutamente sì, siamo per armi di difesa non di offesa o sistemi antiaereo. Non dobbiamo mandare armi per far peggiorare la situazione ma soltanto per difendersi. La guerra giusta di difesa non deve diventare guerra di offesa da parte degli ucraini, quindi sì ad armi di difesa, corridoi umanitari per i profughi o per far arrivare il grano”. Da ministro degli Esteri, nove mesi dopo, Tajani è quello che coordina l’invio del Samp-T, sistema antiaereo, di cui si inizia a parlare l’8 novembre in colloquio tra Guido Crosetto e Lloyd Austin. (28 marzo)

L’irremovibile Todde
L’Ucraina? “Un paese che viene aggredito ha il diritto di difendersi, non sarebbe stato etico non aiutarli”, afferma la viceministra allo Sviluppo Economico e vicepresidente M5S Alessandra Todde ad un Un Giorno da Pecora. E a proposito dell’invio di nuove armi aggiunge: “Non capirei se non lo facessimo, non è che la situazione ci fosse prima e ora non c’è più. Abbiamo votato a favore del decreto, la posizione è quella e rimane quella”. Sicura? (22 aprile)

Salvini contro Salvini
“Penso che la pace debba essere un valore comune, abbiamo mandato aiuti economici, militari e umanitari, e stiamo accogliendo donne e bambini. Sto lavorando per la pace, continuando a rifornire di armi l’una o l’altra parte, rischiamo di lasciare ai nostri figli un mondo nella devastazione”, dice il segretario della Lega, Matteo Salvini, a Dritto e Rovescio, su Rete 4. “Se la risposta è armi armi armi, conflitto, scontro e alzare i toni, non ne usciamo più”. I ministri della Lega, in Consiglio dei ministri, hanno poi votato sei pacchetti di aiuti militari. Salvini, da vicepremier, ha personalmente detto sì all’ultimo. (28 aprile)

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