Novantuno articoli online oscurati per non penalizzare l’immagine pubblica di Lucia Morselli. Un’attività che l’ad di Acciaierie di Italia, la società che gestisce l’ex Ilva di Taranto, ha affidato a un’agenzia di comunicazione per la somma di 80mila euro. Il denaro? Proveniente dalle casse di Arcelor Mittal, socio privato di maggioranza che detiene il 60 percento delle quote di Adi, mentre il restante 40 appartengono allo Stato attraverso Invitalia. Almeno fino a quando il governo non deciderà di passare in maggioranza. Questa è la ricostruzione di un’inchiesta giornalistica della testata indipendente Irpimedia e pubblicata dalla Verità che racconta l’operazione di pulizia (avvenuta “anche in maniera fraudolenta”) proprio nel periodo in cui Arcelor Mittal trattava con il governo (allora guidato da Giuseppe Conte) l’ingresso dello Stato nel capitale dell’acciaieria tarantina: in ballo c’era anche la conferma di Lucia Morselli alla guida del principale gruppo siderurgico italiano. In quei mesi le imprese dell’indotto lamentavano il mancato pagamento di lavori commissionati dal socio privato: una situazione divenuta col passare del tempo talmente critica che solo poche settimane fa con un decreto legge il governo di Giorgia Meloni ha dovuto versare nelle casse di Adi la somma di 680 milioni per evitare il fallimento.

Tra giugno 2020 e gennaio 2021 Arcelor Mittal Italia spa – secondo questa ricostruzione – ha pagato circa 8omila euro per far rimuovere dal web o deindicizzare dai motori di ricerca, decine di articoli sulla gestione dell’ex Ilva e sull’operato di Morselli: dalle testate nazionali ai piccoli siti, tutti sarebbero stati travolti dalla mannaia per salvaguardare la manager che voleva diventare, com’è diventata, il capo operativo della joint venture composta da Stato e ArcelorMittal. Dalla rete sono spariti gli articoli, ma secondo quanto riporta l’articolo del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, anche note dei sindacati sulle criticità delle aziende dell’indotto. Tra le chiavi di ricerca per individuare gli articoli da rimuovere figurano: “Lucia Morselli denuncia”, “Lucia Morselli pagando”, “Lucia Morselli inchiesta”, “Lucia Morselli crisi”, “Lucia Morselli Emiliano” e “Lucia Morselli arbitrariamente”.

L’operazione affidata alla società di comunicazione, è una delle tante raccolte dell’inchiesta Storykiller, progetto internazionale coordinato dal consorzio giornalistico Occrp e per l’Italia da lrpimedia, sulle attività di una agenzia specializzata denominata “Eliminalia”. Storykiller ha svelato come bancarottieri, personaggi accusati di riciclaggio, frode e sfruttamento della prostituzione abbiano fatto ricorso all’agenzia per ricostruirsi un’immagine tra i motori di ricerca. E tra i clienti ci sarebbe anche Piero Amara, l’avvocato al centro delle inchieste sul depistaggio Eni, sulle inchieste truccate dell’ex Ilva e sulla loggia Ungheria.

Arcelor Mittal per cancellare i testi che scalfivano l’immagine di Morselli si sarebbe rivolto all’agenzia Reputation up che a sua volta si è affidata a Eliminalia, che ha sede in Spagna e opera in tutta Europa. Secondo quanto ricostruito da Irpimedia il metodo di lavoro di Eliminalia partiva, una volta individuato l’articolo sgradito al cliente, con una mail dai contenuti standard e dal tono minatorio inviata alla testata giornalistica: accennava a presunte violazioni del copyright o della normativa sul diritto all’oblio e, modificando le date, mirava ottenere la cancellazione del pezzo.

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