Undici partite. Nove in Ligue 1 e due in Coppa di Francia. In totale sei vittorie, cinque pareggi e zero sconfitte. Dalla zona retrocessione a metà classifica. In mezzo squadre blasonate come Nizza, Rennes e Lille. È il nuovo sorprendente (nonché dispendioso) corso intrapreso dallo Stade de Reims da metà ottobre. Da quando sulla panchina dei biancorossi siede il 30enne William Still. La nomina dell’esordiente inglese ha lasciato sorpresi i più e racchiude una storia unica nel suo genere.

Still infatti non ha i requisiti per ricoprire l’incarico. Il certificato di allenatore professionista verrà conseguito al massimo entro la prossima estate, a compimento dei corsi per la licenza Uefa Pro. Dopo la fine della stagione. E quindi? Il Reims ha talmente fiducia in Still da aver deciso di pagare una sanzione per ogni volta che siede in panchina. E non si parla di una multa di piccole dimensioni. Il club deve sborsare 25mila euro a gara. Allargando il cerchio da qui al resto della stagione il calcolo arriva fino a circa 600mila euro. Una scelta che rappresenta “un grande riconoscimento da parte dei miei dirigenti – ha commentato Still -. Sta a me fare le cose bene per ringraziarli”. Ma questa vicenda non è la sola a rendere particolare la parabola di Will Still. Per trovarne un’altra bisogna tornare indietro nel tempo. Precisamente nel cuore del Belgio.

Braine-l’Alleud è un piccolo comune di circa 37mila abitanti. È situato nel centro del Belgio, precisamente nella provincia vallona del Brabante Vallone. Una zona famosa negli anni ‘80 per essere uno dei centri delle attività della banda Brabante, il gruppo criminale che insanguinò lo Stato assassinando 28 persone e ferendone circa 40. È qui che la famiglia Still decide di trasferirsi dall’Inghilterra, ed è sempre qui che il 14 ottobre 1992 nasce William. La passione per il calcio arriva presto, così come quella per Football Manager, il massimo videogioco manageriale in circolazione. Il mezzo grazie al quale Will capisce che la sua vocazione per il calcio non lo spingeva verso il centro del campo ma verso la panchina. “Football Manager – ha raccontato qualche mese fa Still a Sportbibile – mi ha fatto capire che la mia volontà era quella di creare una squadra, di parlare con i giocatori. Volevo avere quel tipo di relazione”.

Il suo primo incarico è uno stage nell’ambito del suo percorso di studi a Preston, al Myerscough College: assistente tecnico nello staff della squadra Under14 del Preston North End (club che milita attualmente in Championships). Approda poi al club belga del Lierse, affiancando il lavoro di analista a quello di assistente tecnico e continuando nel frattempo a studiare per conseguire i patentini necessari a diventare un allenatore. E proprio con la squadra di Lier ha il suo primo incarico come tecnico. È il 2017. Ventuno punti in nove gare, prima di essere costretto a lasciare la panchina a causa di un disguido relativo ai patentini. In seguito arrivano tre stagioni al Beerschot, condite da una promozione in Jupiler Pro League e da una nuova esperienza in panchina, terminata con la nona posizione in graduatoria.

Il nome di Still comincia a circolare anche fuori dai confini belgi. Il telefono inizia a squillare ripetutamente e una di queste chiamate arriva da Reims. Lo Stade lo vuole come assistente del tecnico Óscar García. Still accetta. Inizialmente come vice, poi come primo allenatore. La società infatti ha deciso di puntare tutto su di lui dopo l’esonero di Garcia. Licenza o meno (Still ne ha una omologata solo per allenare in Belgio). Il più giovane manager nella storia della Ligue 1. Un incarico formalmente ancora a interim eppure saldissimo. Da queste parti sono convinti di avere tra le mani un enfant prodige. E per trovarlo lo Stade de Reims deve ringraziare solo un videogioco manageriale.

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