Ha denunciato di di aver dovuto combattere “una feroce lotta” per ottenere “medicinali di base” e gli è stato rifiutato il ricovero nell’unità medica della sua prigione, situata a 200 chilometri da Mosca. Alexey Navalny, l’oppositore di Putin detenuto in un carcere a regime severo a Melekhovo, ha riferito al suo team di non ricevere adeguate cure mediche nonostante sintomi simil-influenzali e febbre. E, oltre ai farmaci, ha continuato, “ho impiegato quattro giorni per avere un po’ più di acqua calda“, precisando che l’amministrazione penitenziaria ha costretto il suo compagno di cella a fare avanti e indietro tra l’unità medica del carcere, colpita da un’epidemia di influenza, e la loro cella.

Per i sostenitori di Navalny il trattamento a cui è sottoposto in carcere è un tentativo del Cremlino per “ucciderlo” lentamente. Dalla sua cella l’oppositore avrebbe dovuto partecipare a tre udienze in videoconferenza durante la giornata, riguardanti denunce contro le restrizioni prese nei suoi confronti dall’amministrazione penitenziaria. Ha parlato davanti al giudice e ha chiesto il rinvio di queste tre udienze per motivi di salute, che ha ottenuto, ha confermato la sua portavoce Kira Iarmych. La moglie Yulia Navalny, scrive il New York Times, ha detto che suo marito malato si trova dal 31 dicembre in cella di punizione e non gli sarebbe permesso sdraiarsi per tutto il giorno nonostante la febbre. Su Instagram, la donna ha detto che le condizioni di suo marito stanno peggiorando nella cella di punizione in cui è stato nuovamente rinchiuso alla fine del 2022.

“Siete veramente essere umani?”, ha scritto sul social. “Non lo curano, e rendono intenzionalmente più dure le sue condizioni di detenzione”, ha scritto Yulia Navalnya. Il 9 gennaio, ha raccontato, all’avvocato è stato detto che poteva dare delle medicine al suo assistito, ma poi i farmaci non sono stati accettati. “Non voglio rivolgermi a Putin, come faccio normalmente. Siede nel suo bunker e prima di vederlo bisogna aspettare due settimane”, ha scritto Navalnya. Per questo si è rivolta alla direzione della colonia penale numero 6, chiedendo se sono veramente umani. “Alexei starà meglio presto o tardi, ma voi dovrete vivere l’intera vita sapendo che il vostro lavoro consiste nel torturare la gente”, ha sottolineato, chiedendo che al marito vengano date almeno le medicine di base.

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