di Antonella Galetta

Il cambiamento climatico sta aumentando le temperature anche in inverno: questo anno anche l’Appennino è senza neve. La Regione Emilia Romagna chiede al governo un piano straordinario per poter sciare con super cannoni. Forse è giunto il momento di adattarci al cambiamento climatico e tentare con le nostre scelte di diminuire le emissioni per cercare di salvare il salvabile.

Anche in Europa il caldo è stato da record con una differenza di +3,4 rispetto al periodo 1980/2010. Non siamo assolutamente preparati a questo repentino cambiamento: abbiamo sempre aspettato la neve sulle montagne, se non arrivava a dicembre, a gennaio si sciava. Ma qui il problema si è complicato: oltre alla mancanza di neve non si riesce nemmeno ad innevare artificialmente perché non si scende sotto lo zero termico nemmeno di notte. In Emilia Romagna le piste sono rimaste chiuse anche sul Cimone (2165 m.).

Dobbiamo affrontare il problema del riscaldamento globale seriamente alla radice, mettendo in atto tutte le strategie possibili per mitigare questo fenomeno che noi stessi abbiamo creato. Ricordo che noi di RECA (Rete emergenza climatica ambientale E.R.) abbiamo portato in Regione Emilia Romagna, 7.000 firme con quattro proposte di legge a riguardo. A marzo 2022 il National Geographic analizza in modo scientifico il problema: dal 1850 i ghiacciai alpini hanno perso i 2/3 del loro volume; ed il fenomeno è in accelerazione.

Dall’800 ad oggi, le temperature medie delle Alpi sono aumentate di 2 gradi. Quasi il doppio della media mondiale. Le comunità alpine stanno facendo di tutto per salvarsi. Si calcola che l’industria dello sci sia già alimentata da 100.0000 generatori di neve ma, se c’è poca acqua in Appennino e l’energia è alle stelle, tutto si complica. Oltre a stoccare la neve, in alcune zone dell’Austria si cerca di proteggerla con teli ma in Appennino le quote sono più basse e la neve non c’è.

È dal boom degli anni 60 che tra alti e bassi lo sci ha creato su Alpi ed Appennini un vero e proprio business: chi non è tanto giovane ricorda che la neve era una manna dal cielo e portava anche molti soldi oltre al divertimento, gli impianti crescevano costantemente. Ora dobbiamo fare i conti con la realtà e con il fatto che i nostri amministratori in questi ultimi 20 anni non hanno cercato di mitigare il cambiamento climatico. I ghiacciai si stanno ritirando, le precipitazioni saranno sempre più piovose perché le temperature sono più alte. Come dice il meteorologo Grazzini: è arrivato il momento di ripensare l’economia della montagna.

Una cosa positiva c’è, abbiamo più informazioni, dati, più certezze sulle oscillazioni del clima, possiamo permetterci di pianificare meglio le nostre infrastrutture e diversificare l’economia per adattarci ad un clima diverso. Anche Legambiente ha fatto le sue analisi e dice praticamente la stessa cosa: dobbiamo apprezzare l’Appennino per le sue bellezze, per le gite ed escursioni anche senza neve.

Voglio concludere dicendo che prima si prende coscienza del problema più tempo ci sarà per ripensare un modello economico che non potrà più basarsi sulla monocoltura della neve!

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