Il tetto al prezzo del gas deciso ieri dall’Unione europea, presentato dal governo Meloni come una “grande vittoria dell’Italia”, lascia piuttosto tiepidi gli esperti. Anzi, le perplessità abbondano. Il price cap potrebbe addirittura trasformarsi in un boomerang causando un aumento delle quotazioni. È questa la considerazione che fanno ad esempio gli analisti di Goldman Sachs secondo cui un limite al prezzo senza un piano di riduzione dei consumi rischia di accrescere il deficit negli approvvigionamenti di gas in Europa. La logica è quella secondo cui “il rimedio per i prezzi alti sono i prezzi alti”, poiché i consumatori riducono la domanda e i fornitori aumento l’offerta spingendo al ribasso le quotazioni. Dinamica di mercato però un po’ difficile da sposare tout court quando si parla di riscaldamento domestico ed energia. Un altro problema del limite al prezzo rende più difficile per gli importatori europei aumentare le offerte per garantire la fornitura di gas naturale liquefatto (gnl) visto che, con prezzi alti, fornitori come Stati Uniti e Qatar potrebbero preferire i mercati asiatici.

Questo è da sempre il grande timore della Germania che si è sempre opposta all’introduzione del tetto e che tre giorni fa ha inaugurato il suo primo terminal nel mare del Nord per la consegna di gnl. L’accordo sul price cap prevede e, soprattutto, una clausola di salvaguardia: in caso di effetti negativi la misure può essere ritirata. La soglia di prezzo è di per sé piuttosto blanda: 180 euro al megawattora (70 euro in più delle già alte quotazioni attuali) per almeno 3 giorni di fila. La proposta iniziale di Mario Draghi era di un tetto a 80 euro. Inoltre la differenza di costo con il gnl deve essere di almeno 35 euro. Tuttavia se il limite fosse stato introdotto all’inizio di quest’anno, sarebbe stato utilizzato per più di 40 giorni in agosto e settembre. Almeno per ora i massimali non si applicano ai mercati “over the counter”, non regolamentati, dove però si realizzano i due terzi delle compravendite.

L’introduzione del price cap al gas in Ue è “una decisione politica, non economica”, che può portare l’Europa ad “una mancanza” di gas, ha detto oggi il vice premier russo con delega all’energia Alexander Novak. Stamane il ministro dell’Energia algerino Mohamed Arkab ha criticato la decisione di ieri affermando che: “Le misure unilaterali dell’Unione Europea per fissare un tetto ai prezzi del gas destabilizzano i mercati internazionali“, aggiungendo che questo comporterà un calo della produzione. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina l’Italia ha stretto accordi con il paese nordafricano per aumentare le forniture attraverso il gasdotto Transmed che collega l’Algeria con la Sicilia.

L’esperto di energia del centro studi Bruegel Simone Tagliapietra ha commentato che “Non è facile comprendere l’impatto finale date tutte le salvaguardie previste. In ogni caso, questa misura non va sicuramente considerata come una soluzione magica alla crisi energetica che, purtroppo, è ben più complessa”. Il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli ritiene che la il tetto “sarà difficilissimo da applicare. Rischiamo di andare in contenzioso con i fornitori. Nei contratti si legge che il prezzo del gas è legato alla quotazione del Ttf, non si parla di price cap”. C’è poi l’incognita su quello che farà Ice, la società che gestisce anche il mercato del gas di Amsterdam i cui prezzi fanno da riferimento per gli scambi europei e sono quelli su cui verrebbe calcolato il price cap. La società ha detto che sta valutando le possibili ricadute dell’accordo sul funzionamento del suo mercato e non esclude di spostare la consegna fisica del gas fuori dall’Unione europea.

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