“La Francia ha fondamentalmente chiuso le frontiere dal 2015. La cosa davvero grave è che spesso i francesi rimandano indietro i minori cambiandone l’età. E questo va contro il trattato di Dublino. Respingono anche interi nuclei familiari“. Lo denuncia ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus) il direttore della Caritas Intemelia Organizzazione di Volontariato di Ventimiglia, Christian Papini, che spiega dettagliatamente il ruolo dei passeur. Si tratta della versione continentale degli scafisti, che in cambio di denaro si propongono di aiutare i migranti a superare il confine attraverso il pericoloso Col de la mort, sentiero sterrato che conduce a Mentone, prima cittadina francese arrivando dall’Italia.

Prendono fino a 300 euro a persona – sottolinea Papini – C’è un business non indifferente. Ma in realtà spesso non fanno passare il confine ai migranti, che quindi vengono messi sui treni e sui camion che li portano a Genova o vengono lasciati all’inizio del Passo della Morte. Dal 2015 a oggi a Ventimiglia sono morte già 30 persone. E non sono morte nella rotta balcanica o nel Mediterraneo, ma a Ventimiglia”.

“In questa catastrofe umanitaria – spiega Papini – il nostro ruolo è fare quello che dovrebbe fare lo Stato. Non essendoci un campo di accoglienza di transito, noi diamo cibo, vestiario, sportello legale, spazio famiglia, ambulatorio medico, consulenza psicologica. Tutto questo lo facciamo con altre organizzazioni. Le condizioni fisiche e psicologiche in cui arrivano i migranti sono pessime, spesso sono stremati, specialmente quelli che arrivano dalla rotta balcanica perché il viaggio è davvero molto lungo. . Da noi possono dormire solo i nuclei familiari che rimangono quattro giorni, le altre persone dormono tutte lungo il fiume al freddo e al gelo. Questa è la tragedia nella tragedia, proprio perché non esiste un campo di accoglienza. Pochissimi vogliono restare in Italia. E in realtà non vogliono neppure andare in Francia che è considerata come transito. Vogliono andare in Germania, Svezia, Olanda, Inghilterra“.

Papini ribadisce: “La cosa più tremenda è il trattato di Dublino, perché lede completamente l’autodeterminazione e il progetto migratorio delle persone. Questa è la cosa più grave che l’Europa potesse fare. Il trattado di Dublino è davvero una
croce, perché prevede che il migrante debba rimanere nel Paese dove viene identificato. Cosa direi in questo momento a Macron e a Meloni? Avrei poco da dire, le loro sono solo scaramucce, le considero fuffa. Direi invece molto a Bruxelles, perché il problema è europeo. Non è possibile che l’Europa non sia in grado di gestire un flusso migratorio. Non ci credo“.

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