I primi atti del governo Meloni suscitano serie preoccupazioni per la nostra democrazia. Nella piena contraddizione con la Costituzione e con le norme consuetudinarie del diritto internazionale è stato vietato l’approdo a Lampedusa di due navi delle Ong cariche di migranti, dimenticando che la Costituzione, all’articolo 2, afferma che: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (cioè di qualsiasi uomo)… e richiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Sembra evidente che questo sia il primo atto con il quale la Meloni va incontro alle aspettative dei suoi elettori, che si erano sentiti traditi per la sua subordinazione totale all’Europa e agli Stati Uniti. A questo provvedimento ha fatto seguito lo scioglimento di una manifestazione di ragazzi universitari che pacificamente dimostravano all’interno dell’Università di Roma La Sapienza con il pretesto che la riunione non era autorizzata.

A parte la considerazione che, ai sensi dell’articolo 17 della Costituzione: “i cittadini hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi…”, bisogna ricordare che esiste una consuetudine secondo la quale all’interno delle università le riunioni sono sempre state considerate legittime, se svolte pacificamente.

Oltre a questi atti compiuti preoccupano le voci che circolano in ordine ai provvedimenti che dovrebbero essere presi dal Consiglio dei ministri. Si tratta in particolare di quelli relativi alla gestione della pandemia Covid, quelli che riguardano l’ergastolo ostativo e l’entrata in vigore della riforma della giustizia della Cartabia e quelli relativi al reddito di cittadinanza.

Quanto al Covid sembra certo che saranno riammessi in servizio i sanitari che hanno rinunciato a farsi vaccinare, il che (ed è stato già notato) è come inviare dei vigili del fuoco che accendono il fuoco anziché spegnerlo, e l’eliminazione della sanzione penale prevista nei confronti di coloro che si sono sottratti all’obbligo vaccinale, anche qui si tratta di un evidente dono della Meloni alle aspettative dei suoi elettori no vax.

Quanto alla giustizia si deve riconoscere che la Meloni ha pienamente ragione nel voler mantenere la distinzione tra ergastolo comune e ergastolo ostativo.

Il fatto cioè che l’ergastolo comminato a causa di reati gravissimi, come quelli di mafia e terrorismo, ostano alla concessione dei cosiddetti benefici (riduzione di pena, permessi ecc.), infatti è sfuggito alla Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ergastolo ostativo, il fatto che la concessione dei benefici limitata solo agli ergastoli comuni risponde a un principio di ragionevolezza, poiché è estremamente ragionevole ritenere che taluni orrendi reati possono consentire anche la concessione di premi, a meno che chi ha commesso detti reati, considerato che la pena deve mirare alla rieducazione del condannato, non collabori con la giustizia, dimostrando in tal modo il suo reale pentimento.

Non esiste dunque nessuna violazione del principio dell’eguaglianza nel trattamento, poiché si tratta di situazioni diseguali che vanno disciplinate in modo diverso. È da notare inoltre che se si toglie al giudice la possibilità di avere collaboratori di giustizia, si viola un altro principio fondamentale della Costituzione, cioè si viola la tutela dei diritti di tutti i cittadini a una vita ordinata e civile, alla quale hanno il dovere di provvedere le apposite istituzioni.

Quanto alla riforma Cartabia si parla di un rinvio della sua entrata in vigore ai fini di un suo riesame e potrò quindi dare un giudizio solo in ordine alle soluzioni che saranno adottate.

Per quello che riguarda il reddito di cittadinanza devo ricordare che esso ha conseguito il fine importantissimo di salvare dalla povertà assoluta oltre un milione di persone e che il suo restringimento soltanto agli inabili al lavoro presuppone l’esistenza di posti di lavoro da occupare. Posti di lavoro che non esistono a causa dell’affermazione del sistema economico predatorio neoliberista, che ha prodotto la privatizzazione del demanio pubblico e ha eliminato l’intervento dello Stato nell’economia, con le relative possibilità di occupazione.

Ed è inoltre puramente illogico pensare che le imprese private possano risolvere questo problema, poiché, come si è visto con il Quantitative Easing di Draghi, queste ultime pur avendo la possibilità di avere crediti dalle banche a tasso zero, non hanno investito in attività produttive, creatrici di posti di lavoro, ma in prodotti finanziari, il cui fine è spostare la ricchezza da un soggetto a un altro senza nulla produrre per la collettività.

Per cui, a mio avviso, chi non riesce a trovare lavoro, a causa delle distonie del sistema, si trova certamente in una situazione che legittima per loro qualche forma di sostentamento.

In sostanza sembra che più che uno stato sociale la Meloni abbia in mente uno stato completamente subordinato allo strapotere dei più ricchi, non importa se italiani o stranieri, senza accorgersi che in tal modo non si tutela affatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini come prescrive l’articolo 3 della Costituzione.

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