“Non serve vigilare sul nuovo governo italiano” dice all’Europa Giorgia Meloni. Anche perché il suo partito, che l’ha additata per anni come matrigna di imposizioni e sprechi s’è già allineato al nuovo corso con cui oggi, dai banchi del governo, professa leale collaborazione alla “casa comune dei popoli”. Il caso vuole che mentre a Roma dava forma al suo governo, a Bruxelles Fratelli d’Italia votasse a favore della costruzione di due mastodontici palazzi da un miliardo di euro. Il 13 ottobre si votava un emendamento dei socialisti all’articolo 35 del bilancio dell’Unione, nel quale si chiedeva agli Uffici di Presidenza di “ripensare integralmente” il progetto relativo al futuro dell’edificio Spaak a Bruxelles e “opporsi” all’acquisto dell’edificio Osmose a Strasburgo. Due interventi giustificati con vantaggi logistici e di risparmio che sull’unghia impegnano però decine di milioni di euro, in un momento oggettivamente complesso per i cittadini europei alle prese con il caro vita e le bollette impazzite.

Il costo per la ricostruzione dell’edificio Spaak, che è stato costruito nel 1994 e ospita l’aula plenaria del Parlamento, è stato stimato a 500 milioni di euro. Tuttavia, i funzionari dell’assemblea hanno avvertito che i costi potrebbero rapidamente aumentare fino a 1 miliardo. L’intervento è all’ordine del giorno da diversi anni, ma ha subito un’accelerazione da quando Roberta Metsola ha assunto la presidenza del Parlamento nel novembre 2020 dall’italiano David Sassoli.

Altri italiani però sono stati fondamentali per togliere il fermo ai cantieri dello spreco. I Cinque Stelle sono andati a vedere chi aveva votato contro l’emendamento che non è passato per il rotto della cuffia: un solo voto di scarto (275 europarlamentari contro e 274 a favore), scoprendo così che tra gli affossatori ci sono tutti gli eurodeputati di Fratelli d’Italia: Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Giuseppe Milazzo e Pietro Fiocchi.

Con lo stesso voto, in compagnia di PPE, Verdi e Renew Europe è stata bocciata anche la parte dell’emendamento che chiedeva di non procedere all’acquisto dell’edifico “Osmose” di Strasburgo: 15mila metri quadrati di ufficio proprio accanto all’edificio principale del Parlamento, nell’ambito di un accordo di scambio che coinvolge l’edificio Salvador De Madariaga che attualmente ospita i funzionari. L’edificio è stato sviluppato da un appaltatore privato e completato lo scorso anno nella speranza che il Parlamento lo acquistasse.

“Mentre i cittadini stringono la cinghia, il Parlamento europeo investe in un nuovo mastodontico palazzo con il voto complice di Fratelli d’Italia e Forza Italia”, accusa Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. “I partiti della Meloni e Berlusconi hanno infatti difeso questi sprechi europei. Questa è il volto dell’Europa della destra: ai cittadini chiedono di razionare l’energia mentre con i soldi dei contribuenti si fanno vere e proprie speculazioni edilizie”. La decisione finale sugli edifici del Parlamento spetta all’ufficio di presidenza dell’assemblea, composto dalla presidente del Parlamento Roberta Metsola, dai quattordici vicepresidenti e cinque questori.

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