“Un dialogo, anche solo esplorativo, è essenziale in questa atmosfera nucleare. Non è rilevante se Putin ci piaccia o no. Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi si sta di fronte. La Russia ha perso ma dobbiamo evitare l’escalation nucleare”. Il richiamo a realismo e buon senso dal 99enne Henry Kissinger, storico diplomatico statunitense, consigliere di Stato dei presidenti Nixon e Carter. Kissinger è intervenuto al Council on Foreign Relations di New York e del cui discorso il Corriere della Sera riporta oggi ampi passaggi. L’annessione di quattro regioni ucraine decisa da Mosca aumenta in linea teorica il rischio di uso di armi nucleari. In quanto territori considerati russi dal Cremlino un attacco in queste aree giustificherebbe, in base alle dottrine strategiche di Mosca, l’impiego anche di ordigni atomici per difenderle. Verosimilmente armi tattiche, ossia con capacità distruttive su piccola scala. Tuttavia la linea rossa verrebbe superata e, ragiona Kissinger, “Il sistema mondiale subirebbe uno stravolgimento di portata storica”. “Sta a noi – insiste Kissinger – concepire un dialogo che preservi la nostra sicurezza ma ci riporti allo spirito della coesistenza. Il rovesciamento del leader avversario non deve apparire come una pre-condizione”.

Molti analisti geopolitici concordano sul fatto che il rischio di impiego di armi nucleare non sia mai stato così elevato dai tempi della crisi dei missili a Cuba del 1962 e sono anche d’accordo sul fatto che la risposta Nato all’impiego da parte russa di un’atomica dovrebbe avvenire con armi convenzionali. La pensa così anche Kissinger: “La Nato dovrebbe reagire il più a lungo possibile con armi convenzionali. Ma i dirigenti russi devono sapere che nel caso usino armi nucleari i termini per un accordo di pace diventeranno peggiori, la Russia ne uscirà come una nazione più debole di prima”. Avvertimenti di questo tenore sembrano effettivamente essere stati recapitati da Washington a Mosca in questi giorni. La Casa Bianca ha affermato che l’impiego di atomiche tattiche sarebbe del tutto inaccettabili e avrebbe “gravi conseguenze”, mantenendo una certa ambiguità su cosa questo significhi come, ritenuto corretto dagli strateghi geopolitici.

Del resto la Nato in questi mesi ha dimostrato di disporre di una supremazia tecnologica netta per quanto concerne le armi convenzionali fornite a Kiev. “Nella prima e nella seconda guerra mondiale la Russia aveva dimostrato la sua capacità di minacciare l’Europa sul terreno degli armamenti convenzionali, ora questa forza è stata sovrastata”, riflette l’ex segretario di Stato. “L’Ucraina non va demoralizzata. Deve avere un ruolo nel processo di pace. Le tutele della libertà del paese includono la sua appartenenza all’Unione europea. In quanto al suo rapporto con la Nato, è già stato risolto dagli eventi. Per questo la Russia ha perso”, conclude Kissinger. Curioso come il quotidiano Repubblica del gruppo Gedi di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann, dia a sua volta conto delle parole di Kissinger attribuendogli però un atteggiamento molto più “Se Putin usa l’atomica il suo paese verrà distrutto” titola la ricostruzione del discorso. Nell’articolo di virgolettati dell’intervento ce ne sono davvero pochini e sembra quasi che l’ex segretario di Stato suggerisca alla Nato di usare a sua volta l’atomica, stravolgendo del tutto il senso del discorso.

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