A Matteo Renzi “rode il cuore”, ha confessato di fronte ai microfoni del Fatto. Perché all’indomani dell’alluvione nelle Marche ha detto di aver messo 45 milioni per la sistemazione del fiume Misa già nel 2014 e qualcuno gliene chiede conto. Ma soprattutto perché gli è stato fatto notare che il primo governo Conte non solo non ha fatto sparire soldi che nel 2014 nemmeno c’erano, ma ha firmato le delibere per erogare il finanziamento della progettazione delle opere, atti che il precedente governo non aveva fatto in tempo ad approvare.

Come già in parte scritto da ilFattoquotidiano.it, gli interventi per il Misa vengono individuati dalla Regione nel 2015 e e allo Stato è richiesto di finanziarne la progettazione. La richiesta ha un corrispettivo valore in opere stimato dalla stessa Regione in 45 milioni. Tanto scriverà nel 2017 Italia Sicura, l’unità di missione creata da Renzi in seno alla presidenza del Consiglio, nel Piano nazionale di contrasto al dissesto idrogeologico, dove sono elencate tutte le richieste delle regioni. “Una mera raccolta di progetti e di richieste“, lo definirà la Corte dei Conti nella relazione del 2019 su Italia Sicura. E del resto, per le Marche e per il Misa non ci sono opere da finanziare, ma solo progetti. Tanto che quelli segnalati dalla Regione guardano al Fondo progettazione creato e finanziato con 100 milioni nel 2015. Quanto spetta alle Marche lo dirà nel 2016 il decreto della presidenza del Consiglio che stabilisce le modalità di riparto tra le regioni. Si tratterà di un milione di euro per 11 opere, compresa quella che riguarda i comuni della valle del Misa per la “Sistemazione idraulica del fiume”. Ora che si fa sul serio, alla progettazione dell’intervento sul Misa vanno 321 mila euro, per un corrispondente valore in opere stimato non in 45 milioni ma in 10. Attenzione, non sono soldi finanziati, ma solo una previsione di spesa. E come scriverà la Corte dei Conti, le Marche rientrano tra i destinatari del Fondo solo nel 2018, con approvazione deliberata dal ministero dell’Ambiente (MATTM) il 30 novembre 2018, data in cui ministro è Sergio Costa e a palazzo Chigi c’è Giuseppe Conte.

Di 45 milioni “messi già nel 2014” non si può parlare, dunque. Intanto perché le opere da progettare ne valgono 10. Ma soprattutto perché è la stessa Corte dei Conti a dire che l’individuazione dei capitoli di entrate di bilancio dello Stato destinati a reperire le risorse per le opere la cui progettazione si finanzia “è una procedura attuata dall’Amministrazione solo in data 16 ottobre 2018“. Non è una questione di meriti, ma i tempi della burocrazia coincidono di nuovo con l’esecutivo di Conte, in carica da giugno 2018. Che all’inizio di quell’anno i soldi per i lavori non fossero ancora stati individuati lo conferma anche un funzionario di Italia Sicura del quale rispettiamo la richiesta di anonimato. “Il grosso dei fondi andava al Mezzogiorno, e per le altre regioni come le Marche stavamo valutando di chiedere un prestito alla BEI, la banca europea degli investimenti, cosa che poi il premier Paolo Gentiloni non ritenne opportuna a fine mandato”, dice a ilfattoquotidiano.it. Insomma, nel 2014 per il fiume Misa non c’erano né i 45 milioni di cui parla Renzi, né i 10 effettivamente previsti e riscontrabili nei documenti che accompagnano l’iter della progettazione finanziata. A proposito dei 321 mila euro, al 21 maggio 2019 risulta erogata la prima tranche pari a circa 83 mila euro, il 26 per cento del totale. Sono questi 83mila euro del 2019 i primi soldi ricevuti dalle Marche. Soldi che, è vero, il CIPE aveva deliberato nel 2015 e coperto con il Fondo Sviluppo e Coesione.

Soldi reali, insomma, che c’erano a differenza dei 45 milioni di cui Renzi continua a parlare, dicendo che “i cattivi amministratori non li hanno usati“, che “Conte e Costa li hanno tolti e hanno voluto la chiusura di Italia Sicura che ha causato decine di morti”. Quanto al cronista che gli fa una domanda, “lei non sa nulla di diritto amministrativo“. Ma siccome col diritto amministrativo ha poca dimestichezza la maggior parte dei cittadini italiani e marchigiani, sarebbe corretto spiegare loro le cose per come stanno, evitando che si domandino dove sono finiti i 45 milioni del 2014 mentre hanno ancora i piedi nel fango e piangono i loro morti.

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