“Ho già firmato il decreto di mobilitazione parziale, le operazioni inizieranno oggi”. Sono le 8 del mattino italiane quando Vladimir Putin compare di fronte alle telecamere per annunciare la svolta militare più importante dal giorno dell’invasione dell’Ucraina: tutti i riservisti sono chiamati a combattere al fronte. Si tratta di circa 300mila uomini con esperienza di combattimento e specializzazioni militari, mentre sono esclusi (per ora) i militari di leva. “Stiamo parlando solo di una mobilitazione parziale”, ha rassicurato Putin. “Ciò significa che solo quei cittadini che sono nelle riserve, e soprattutto coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate, hanno determinate specializzazioni militari e un’esperienza rilevante saranno soggetti a coscrizione”. Nel discorso, inizialmente previsto per ieri sera e poi rimandato di alcune ore senza spiegazioni, il capo del Cremlino torna anche ad agitare lo spettro dell’arma atomica: “Questo non è un bluff. I cittadini della Russia possono essere certi che l’integrità territoriale della nostra patria, la nostra indipendenza e libertà saranno assicurate. Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione. E coloro che stanno cercando di ricattarci con armi nucleari dovrebbero sapere che il vento può girare anche nella loro direzione”, minaccia. Mentre il ministro della Difesa Sergei Shoigu sottolinea: “Non combattiamo solo con l’Ucraina e l’esercito ucraino, ma con la Nato e con tutto l’Occidente“. Intanto in tutto il Paese, dalle 19 di mercoledì, centinaia di persone si sono ritrovate nelle piazze delle varie città per protestare contro la decisione del presidente.

La mobilitazione – Il decreto pubblicato dal Cremlino prevede che saranno i governatori degli oblast’ (le regioni del Paese) a dover assicurare l’arruolamento nella quantità e nei tempi stabiliti dal ministero della Difesa. Secondo Shoigu il totale della forza arruolabile da Mosca, compresi i militari di leva, ammonta a “quasi 25 milioni di uomini”: pertanto, ha affermato, “si può comprendere che questa è una mobilitazione parziale, l’1% o poco più, 1,1% della risorsa totale di mobilitazione”. Il presidente della Commissione Difesa della Duma (la Camera bassa del Parlamento russo) Andrei Kartapolov ha precisato che con i riservisti saranno innanzitutto formate nuove unità che avranno il compito di “difendere i confini” con l’Ucraina e creare nel territorio russo vicino alla frontiera “una profondità tattica” a sostegno delle forze impegnate nelle operazioni. I primi a essere mobilitati, ha precisato, saranno soldati e sottufficiali fino a 35 anni di età e ufficiali inferiori fino ai 45.

Nel pomeriggio invece il Consiglio della Federazione russa (la Camera alta) ha approvato una legge che prevede un iter semplificato per l’ottenimento della cittadinanza per gli stranieri che si arruolano nell’esercito: potranno fare domanda senza fornire un permesso di soggiorno o aver vissuto nel Paese ininterrottamente per cinque anni, come prevedono le norme attuali. Il portavoce di Putin Dmitry Peskov, però, ha fatto sapere che nessuna decisione è stata ancora presa in merito a un possibile cambiamento dello status dell’”operazione militare speciale” (dichiarando ufficialmente la guerra) né sull’imposizione della legge marziale.

I referendum – Come atteso, inoltre, Putin ha annunciato il sostegno di Mosca ai referendum indipendentisti indetti dalle amministrazioni filorusse del Donbass e degli oblast di Kherson e Zaporizhzhia: “La politica del terrore, dell’intimidazione, sta diventando sempre più barbarica, più estesa. La maggior parte delle persone che vivono nei territori liberati dai neonazisti, territori storici della Russia, non vogliono tornare sotto di loro. Non possiamo abbandonare le persone a noi vicine, non possiamo ignorare le loro legittime aspirazioni a decidere del proprio destino. Le autorità hanno deciso di indire un referendum e hanno chiesto il sostegno della Russia, noi faremo di tutto per garantire uno svolgimento tranquillo”.

“La decisione dell’operazione militare speciale è stata inevitabile, la liberazione dei territori del Donbass resta l’obiettivo irremovibile”, ha ribadito il presidente russo nel suo discorso. “Dopo che il regime di Kiev ha respinto una soluzione pacifica e ha fatto la sua rivendicazione sulle armi nucleari, è diventato assolutamente chiaro che una nuova, ampia offensiva nel Donbass, come già accaduto due volte in precedenza, sia inevitabile”, prosegue. E ha concluso con un appello alla popolazione: “È nostra tradizione storica e destino del nostro popolo fermare coloro che cercano il dominio mondiale, che minacciano di smembrare e rendere schiava la madrepatria. È quello che stiamo facendo ora, e credo nel vostro sostegno”.

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