Per Oms e Ue il monkeypox (già vaiolo delle scimmie) rappresenta “una minaccia e un’emergenza sanitarie” per una “diffusione senza precedenti”. E gli oltre 23mila casi registrati in Europa, sui circa 57mila ufficialmente segnalati nel mondo, ne sono la prova. Ma contemporaneamente nelle ultime settimane i casi – a differenza di maggio quando alcuni grandi eventi in Spagna hanno innescato l’epidemia con un incremento di casi a giugno e luglio – sembrano essere diminuiti. Certo è che comunque si sono registrati 22 decessi, l’ultimo paziente a Los Angeles era immunodepresso, e alcune caratteristiche cliniche e sintomi inediti impongono di studiare “questo virus dimenticato” come spiega al Fattoquotidiano.it il professor Marco Clementi, professore ordinario e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Professore siamo davvero davanti a una regressione?
Dovremmo esserlo perché se si conosce il nemico e si prendono le giuste contromisure (le campagne vaccinali sono iniziate da alcune settimane, ndr) per combatterlo non si commettono più gli errori commessi in precedenza che sono quelli che hanno rivitalizzato questo virus. Si tratta di un “cugino di secondo grado” del vaiolo che invece è stato eradicato dalla vaccinazione ed è solo umano. Mentre questo è rimasto in una sacca di infezione animale (primati non solo, anche ratti e roditori). In tutti i libri di Microbiologia si legge che monkeypox è una zoonosi che può essere trasmessa all’uomo, ma che viene trasmessa dal contatto stretto con l’animale infettato. La novità di quest’anno è la trasmissione umana: da uomo a uomo.

L’epidemia in corso nel 2022 si è svolta quindi in modo atipico?
Sì, si è svolta in modo atipico perché ci sono stati elementi che l’hanno favorita. La partenza attraverso i gay pride è un dato di fatto che non deve creare uno stigma. Questa infezione non è riferibile agli omosessuali perché si trasmette tra gli eterosessuali e anche con una vicinanza come quella tra mamma e figlio.

Ieri i Cdc in un tweet hanno descritto due casi associati a gravi sintomi neurologici. Negli Usa è stato segnalato anche un caso di miocardite e in Spagna (dove ci sono stati due morti) di encefalite. Anche questo è abbastanza inedito. C’è una spiegazione?
Bisognerebbe capire se la carenza di immunità che viene osservata nei soggetti con Hiv non trattati adeguatamente può aver favorito un’infezione più grave. In alcuni lavori questo è stato già descritto.

Quindi potrebbe essere una concausa?
Sì, potrebbe essere.

Perché in realtà questa infezione di solito ha un’evoluzione benigna
È un’infezione che non ha la gravità del vaiolo (umano, ndr), solo occasionalmente ci possono essere dei casi gravi.

Nei focolai registrati negli Usa sono state osservate meno lesioni sulla pelle e più sulle mucose. Questo significa che il virus potrebbe essere “cambiato”?
Cambiato no. Non abbiamo dati sufficienti, se non aneddotici, per dire che il virus sia cambiato. Certamente il dato delle trasmissione interumana potrebbe aver cambiato le caratteristiche cliniche dell’infezione. Uno conto è avere pochi casi umani e per il resto zoonosi (trasmissione da animale a uomo, ndr), uno conto è che ci siano piccoli cluster epidemici con il virus trasmesso da uomo a uomo. La clinica può cambiare mentre il cambiamento del virus va eventualmente documentato, bisogna avere una sequenza diversa da quella precedente.

Ma come facciamo a capire che le lesioni del monkeypox non sono per esempio quelle della varicella? Considerato il fatto che sono stati registrati anche se pochissimi casi pediatrici un’indicazione è utile.
Le lesioni sono più grandi e sono distribuite diversamente. E poi si può fare semplicemente una diagnosi virologica.

Vaccinazione e prudenza quindi possono portare la situazione alla normalità. Ma in quanto tempo?
Le comunità delle persone a rischio sono molto sensibili, lo sono state in passato e dimostrano sempre grande serietà rispetto alle misure di profilassi e ai consigli medici. Si può arrivare a un contenimento, ma ci vorrà comunque un po’ di tempo.

Ultima riflessione?
La considerazione generale è questa: come è stato facile per un virus dimenticato – Sars Cov 2 era invece sconosciuto – riprendere forza. Quindi dobbiamo studiare e conoscere meglio la diffusione interumana perché è questa la vera novità rispetto al passato.

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Vaiolo delle scimmie, lo studio: “Fra i sintomi anche alcuni casi di encefalite o convulsioni”

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