Le attività minerarie industriali potrebbero essere direttamente responsabili di una percentuale paurosamente elevata di deforestazione tropicale. Ad approfondire la correlazione tra le miniere e la deforestazione uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), condotto dagli scienziati della la Graduate School of Geography presso la Clark University, della Bogor Agricultural University e dell’Università di Vienna, che hanno considerato un totale di 26 paesi.

I ricercatori, guidati da Stefan Giljum, Hariadi Kartodihardjo e Anthony Bebbington hanno utilizzato le informazioni relative alle coordinate geografiche delle miniere industriali in funzione dal 2000 al 2019 e i dati associati alla perdita di foreste nelle zone considerate. Stando a quanto emerge dall’indagine, in Indonesia il 58,2 per cento della deforestazione tropicale poteva essere attribuito direttamente alle attività minerarie. Questo lavoro evidenzia la necessità di misure più forti per proteggere le foreste tropicali da attività economiche distruttive come l’estrazione mineraria. I dati satellitari, riportano gli esperti, mostrano chiaramente la deforestazione nelle regioni analizzate, con un tasso di perdita di vegetazione notevolmente più elevato entro 50 chilometri dalle aree in cui sorgevano impianti di estrazione minerale. “Le politiche decisionali del governo e dell’industria – osserva Bebbington – dovrebbero tenere conto degli effetti diretti e indiretti associati all’estrazione mineraria, specialmente in vista della rapida crescita della domanda di minerali per l’energia rinnovabile e le tecnologie di mobilità elettrica”. “Comprendere questi impatti – aggiunge – rappresenta uno strumento importante per la definizione di strategie mirate alla conservazione delle foreste tropicali e delle comunità che esse ospitano”.

In Indonesia, Brasile e Ghana, riportano gli studiosi, la deforestazione tropicale causata dalle miniere industriali ha raggiunto il picco nel periodo 2010-2014, ma continua inesorabilmente ancora oggi. In Indonesia, l’incremento della domanda e della produzione di dispositivi da parte di Cina e India ha contribuito a raddoppiare le operazioni di estrazione del carbone. Il lavoro evidenzia inoltre che il Kalimantan orientale ha perso il 19 per cento della propria copertura arborea negli ultimi due decenni. Questo studio sottolinea inoltre che le dichiarazioni di impatto ambientale e le autorizzazioni necessarie a procedere con l’attività mineraria dovrebbero includere anche il territorio più ampio rispetto all’area di concessione del progetto. “Esiste una vasta gamma di danni ambientali causati dalle operazioni minerarie oltre alla deforestazione – commenta Giljum – ad esempio la distruzione degli ecosistemi, la perdita di biodiversità, l’interruzione delle fonti d’acqua, la produzione di rifiuti pericolosi e l’inquinamento. Per questo le domande per l’autorizzazione a nuovi progetti devono essere esaminate sulla base di una serie di considerazioni relative alla realtà circostante”. Gli autori precisano che la deforestazione totale dell’Indonesia risulta in diminuzione costante dal 2015, ma questi dati evidenziano la necessità di una pianificazione dell’uso del suolo attenta e ragionata, per garantire che l’attività mineraria non comprometta i diritti della comunità e non metta a repentaglio l’integrità delle foreste. Questo lavoro, concludono gli esperti, non ha incluso i dati relativi alla deforestazione diretta dall’estrazione artigianale e su piccola scala a causa dell’assenza di database globali standardizzati, ma anche queste attività provocano un danno ambientale significativo che dovrebbe essere monitorato, controllato, regolamentato e contrastato.

Valentina Di Paola

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