La Febbre del Nilo o West Nile Disease è una malattia virale nota da quasi un secolo. Scoperta per la prima volta in Uganda, proprio nel distretto West Nile (da cui prende il nome), è diffusa in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America. I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Il contagio di questo virus del genere Flavivirus, quindi, avviene solo attraverso le zanzare che fungono da vettori per il patogeno e non si trasmette da persona a persona.

Il virus è comparso per la prima volta in Italia solo alla fine degli Anni 90, ma negli ultimi mesi è salito nuovamente agli onori della cronaca: da giugno, infatti, sono oltre 200 i casi confermati di infezione nell’uomo da West Nile Virus (WNV) e sono stati registrati oltre una quindicina di decessi.

La malattia, sia negli animali che nell’uomo, può esprimersi sia in forma asintomatica che manifestarsi con sintomi simil-influenzali, fino ad evolvere in una forma neurologica. Non esiste un vaccino per la West Nile (alcuni sono attualmente allo studio), né una terapia. In questo contesto l’unica prevenzione rimane soprattutto ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Grazie all’attività di sorveglianza epidemiologica del sistema sanitario nazionale la presenza del virus è confermata in Italia da molti anni ormai (di solito compare nella seconda parte della stagione estiva), al punto che possiamo ritenerlo endemico.

Ma non bisogna dimenticare che la diffusione del virus è correlata alla presenza del suo insetto vettore che ha il suo habitat naturale nelle zone umide o nei delta dei fiumi. Per cui anche in questo caso la West Nile, una delle malattie trasmesse da artropodi più diffuse al mondo, sta probabilmente sfruttando il ruolo chiave del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale. Un fattore che, anche in questo caso, interviene agevolando una sempre maggiore diffusione di alcuni vettori biologici su scala mondiale e quindi delle patologie a loro correlate.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Centaurus, la vaccinazione anti Covid con tre dosi offre “effetto protettivo”. Lo studio sul New England Journal of Medicine

next